Un “attacco terroristico” nel pieno del Purim, il carnevale ebraico. Cinque poliziotte sono rimaste ferite a Gerusalemme da un uomo che ha lanciato la sua auto contro un gruppo di pedoni e le ha poi aggredite con una spranga di ferro. Secondo il sito web Ynet, l’aggressore è stato fermato da una guardia della metropolitana leggera, che gli ha sparato ferendolo gravemente. L’attacco è avvenuto nel quartiere arabo di Sheik Jarrah, fuori dalla stessa centrale della polizia di frontiera davanti alla quale, lo scorso 5 novembre, in un’aggressione simile era morto un poliziotto e altre 13 persone erano state ferite. I soccorritori intervenuti sul luogo dell’attacco hanno spiegato che tre delle donne ferite hanno riportato lesioni di gravità moderata, mentre le altre due hanno subito ferite lievi.

Il portavoce della polizia Micky Rosenfeld ha confermato, in un tweet, che quello di stamattina a Gerusalemme est è “un attacco terroristico”. L’attacco, avvenuto in pieno Purim, il carnevale ebraico, secondo i media è stato condotto da un palestinese originario di un quartiere di Gerusalemme est.

Hamas considera un “atto eroico” l’attacco. Lo ha affermato a Gaza, secondo la agenzia palestinese Quds.Net, Sami Abu Zuhri, un portavoce di Hamas. Il suo gesto, ha aggiunto, “è una reazione naturale ai crimini del nemico“.

“Non dobbiamo consentire al terrorismo di stravolgere le nostre vite e continueremo a combatterlo senza compromessi”, ha detto il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat dopo l’attentato di questa mattina . “La nostra risposta al terrore – ha aggiunto – è continuare la nostra routine e per questo sono confermati tutti gli eventi legati a Purim”.

Nella serata di giovedì l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina aveva decretato lo stop a tutte le attività di coordinamento di sicurezza con Israele. Una decisione presa dal Consiglio centrale dell’Olp – per ora in forma di ‘raccomandazionè all’Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen – al termine di una due giorni incentrata sulle strategie da assumere di fronte allo stallo ormai prolungato del processo di pace e sullo sfondo di un clima di tensione sempre più evidente. La decisione – che sembra rimettere in questione uno dei punti centrali degli Accordi di Oslo degli anni ’90 – è stata motivata con “la sistematica violazione” da parte di Israele ”dei suoi obblighi in relazione agli accordi firmati”, oltre che come una risposta ai “raid militari nello stato di Palestina e agli attacchi contro civili e proprietà” private.