Ieri abbiamo visto finire allo spiedo un bel numero di GufiRai, quelli del “qui non cambia nulla” declinato in vari perché:

perché a tener fermo tutto ci pensa l’abbuffo minimalista dei politici attratti da nani, notiziole e ballerine; perché chi è lottizzato una volta lo resta per sempre e per sempre, come un cane smarrito, cercherà il suo editore di riferimento; perché la Rai viene munta, e volentieri si fa mungere, da mani incapaci di spremere altre mammelle; perché i suoi tanti giornalisti sono gente da caserma, che non sa l’inglese e non è adatta a nuove avventure; perché agli M5S gli conviene solo la Gasparri per beccarsi qualche posto finché esistono ancora; perché il Patto del Nazareno è scritto con l’inchiostro pagato da Mediaset, che vuole tenersi stretto il duopolio etc. etc.

Gli uccellacci antiriformisti son lì che girano sulla fiamma perché in breve torno di tempo: Berlusconi (un paio di settimane fa) ha messo all’incasso un bel pezzo delle sue azioni di Mediaset (calando dal 40% al 32%, più o meno); il medesimo pochi giorni or sono, ha fatto la mossa di volersi prendere Rai Way (sganciando all’occorrenza un miliardo e duecento milioni a credito), ma dando l’impressione di voler piuttosto cedere la sua EITowers (facciamo un bel gestore unico!!, che è anche una buona idea), facendosi entrare i contanti nelle proprie tasche, altro che tirandoli fuori. Un fare cassa per filarsela verso altri affari, sembrerebbe; l’altro ieri sono fioccate diverse proposte di legge sulla governance Rai, stimolate dall’annuncio che il governo starebbe decisionisticamente per partorire la sua.

Intanto da quel che si legge le convergenze sembrano molto più numerose di quanto ci si potesse aspettare, compresa la proposta M5S; ieri Grillo ha detto bello chiaro al Corriere della Sera che sulla Rai cerca un confronto vero; ancora ieri l’Usigrai, cioè il sindacato dei giornalisti a paragone del quale il Fronte del Porto pare un club di pie dame, ha rilanciato sul benemerito piano Gubitosi, che fino al giorno prima vedeva come il fumo negli occhi, augurandosi che al più presto si giunga a una newsroom unica, con relativo direttore, tale e quale a quella della mitica BBC. Insomma, l’aria della riforma alimenta il fuoco del girarrosto gufesco. Ora per portare gli uccellacci a definitiva cottura, serve solo che il Governo dica la sua. Che altrimenti il fuoco si spegne e sulla Rai, altro che i gufi, calerebbero gli avvoltoi.