Comprereste un’auto che per legge non potrete immatricolare? Probabilmente no, e vi capisco. E dunque stento a capire l’elezione di Vincenzo De Luca alle primarie del Pd in Campania, un candidato governatore che rischia di restare molto candidato e poco governatore, a meno che non si cambi una legge dello Stato, e la Severino diventi una legge ad Delucam.

Dicono gli osservatori che ora si aprirà la battaglia e qualcuno si interroga su come reagirà il grande partito di Renzi alla nuova complicazione politica interna (traduco: una bella rogna). Naturalmente ci sono argomenti più interessanti delle dinamiche, alleanze, smottamenti e assestamenti tettonici all’interno del Pd, tipo l’avventurosa vita dei lamellibranchi o le corse dei cani, ma siccome ci sono movimenti in atto, conviene darne conto.

Ecco una piccola summa. Pronti? Allacciate le cinture.

Civati. Battagliera corrente composta da Civati.  

Bersaniani. Nobile pattuglia che un tempo gestì la Ditta prima dell’arrivo del nuovo CdA. Si dividono in duri e puri, dialoganti, vegani, animisti voodoo e post-prodiani (ma sono di più gli animisti voodoo, eh!).
Dalemiani. Pare ne siano stati trovati due nascosti alla Camera, ma si sono arresi quasi subito e nessuno si è fatto male. Si cerca attivamente un terzo disperso.  
Giglio magico. È il privé del Pd, il cuore del potere renziano. Ci stanno Renzi, Boschi e pochi altri, più un addetto che va ad accendere le luci a Palazzo Chigi alle sei del mattino.  
Renziani ortodossi. Quelli che hanno fatto richiesta per il Giglio magico e aspettano in  corridoio cercando di farsi notare dai talent scout del capo.  

Catto-Renziani. Corrente nata da pochi giorni, capitanata da Graziano Delrio e Matteo Richetti, con aderenti devoti in egual misura al premier e alle sfere più alte dei corpi celesti. Una specie di baluardo di protezione del renzismo, organizzato per fronteggiare l’assalto dei nuovi arrivati, profughi di Scelta Civica, Cinque Stelle delusi, varie ed eventuali. Hanno scelto il nome di Spazio Democratico, evidente omaggio al Signor Spock di Star Trek recentemente scomparso. Parola d’ordine: “Non siamo una corrente”.

Renziani di sinistra. A cavallo tra i renziani ortodossi e i catto-renziani, devono ancora trovare un nome alla corrente, e si tratta di una cosa urgente, perché renziani-di-sinistra farà ridere anche loro che, essendosi scelti quel nome, devono essere assai spiritosi.  

Renziani paritari. Si tratta di 44 deputati (tre quarti del Pd) che chiedono insistentemente più soldi pubblici per la scuola privata. Lo fanno firmando appelli, scrivendo articoli, esercitando pressioni e sono trasversali alle molte correnti. Sono laici e a-confessionali, se si esclude un dogma della loro religione: non leggere mai l’articolo 33 della Costituzione, specie nella riga che dice: “Senza oneri per lo Stato”.

Naturalmente mi scuso per la semplificazione. La situazione è in frenetico movimento, in ogni momento, forse addirittura mentre leggete queste righe, può nascere una nuova corrente, come i Renziani-new romantic (giacche con le spalline), i Renziani-nudisti (niente giacche) e i più impegnati Renziani per il liberismo corretto (Fernet). Resteremo sintonizzati e in attenta osservazione. Nel frattempo, ci piace salutare con una frase dell’amato leader: “Se vinco, il segretario del partito lo faccio io. Non soltanto le correnti spariscono, ma la prima corrente che sparisce è quella dei renziani”. Era il novembre 2013.

Il Fatto Quotidiano, 5 Marzo 2015