Se la persuasione è un’arte, a Vicenza ne sono maestri. Lo dimostrano i risultati ottenuti dalla Banca popolare presieduta da Gianni Zonin che lo scorso ottobre è riuscita a evitare per il rotto della cuffia la gogna della bocciatura agli stress test della Bce e che ora annuncia invece che Francoforte rivedrà al ribasso i requisiti patrimoniali minimi richiesti all’istituto.

Cos’è successo in questi pochi mesi? A pochi giorni dalla diffusione dei risultati sugli stress test, cioè a novembre, la vigilanza sulle maggiori banche europee (tra cui la Popolare di Vicenza) è passata dalle banche centrali nazionali agli sceriffi contabili della Bce. Gente seria, preparata, inflessibile, a cui nulla dovrebbe sfuggire o quasi. Quindi il giochetto di ottobre, quando la Popolare di Vicenza se la cavò deliberando in fretta e furia il riscatto anticipato mediante la conversione in azioni di un prestito obbligazionario da 253 milioni di euro, sarà stato passato immediatamente ai raggi X dagli occhiuti controllori europei che però evidentemente nulla hanno eccepito sull’operazione in sé e nemmeno sul valore delle azioni della banca (62,5 euro) deciso di anno in anno dallo stesso consiglio d’amministrazione della Vicenza.

Una spiegazione, appunto, è che siano stati persuasi dai vicentini non solo della perfetta aderenza del valore dell’azione alla realtà economica e patrimoniale della banca, ma anche delle intrinseche virtù della non-quotazione che permette di preservare il capitale anche nei periodi di crisi e di forte volatilità dei mercati. Questo il mantra che gli amministratori delle popolari ripetono da decenni ai loro soci e agli aspiranti tali e che ora, forse, inizia a farsi strada anche a Francoforte.

Ma ammesso e non concesso che sia andata davvero così, cioè che il team dei controllori sia stato persuaso di questo, siamo a un alto livello nell’arte, ma non ancora alla prestazione eccezionale, quella da applauso a scena aperta. A quella si arriva a pagina 4 del comunicato con cui la Popolare di Vicenza annuncia di aver superato i requisiti patrimoniali richiesti dalla Bce e di aver approvato i risultati dell’esercizio 2014, chiuso con una perdita di 758,5 milioni di euro e con svalutazioni per oltre 1,5 miliardi di euro.

Nel capitoletto dedicato ai ratios di vigilanza, l’istituto informa che il 25 febbraio la Bce ha inviato la decisione finale sui requisiti prudenziali per la banca vicentina, fissando a livello consolidato un Total capital ratio minimo dell’11% (già raggiunto e superato grazie proprio alla conversione di quel prestito obbligazionario in azioni che porta a un ratio dell’11,34%). Ma nella missiva i controllori della Bce dicono anche un’altra cosa, piuttosto sorprendente: “L’organo di vigilanza – si legge nel comunicato della Banca popolare di Vicenza – ha comunicato che il requisito richiesto potrebbe essere rivisto in riduzione in seguito alla valutazione relativamente al recepimento nel bilancio 2014 degli esiti dell’analisi della qualità degli attivi (AQR)”. E qui viene il bello: “Il gruppo, anche sulla base dell’interlocuzione in corso con la stessa Bce, ritiene che tale riduzione sarà comunicata verosimilmente in prossimità dell’assemblea dei soci prevista per il prossimo mese di aprile”.

Chissà quale tributo verrà riservato a colui che sembra essere l’artefice di questo risultato, ineguagliabile maestro nell’arte della persuasione: Gianandrea Falchi. Arrivato pochi mesi fa alla popolare di Vicenza come consigliere per le relazioni istituzionali e internazionali, Falchi conosce bene controllori e organi di controllo essendo stato capo della Segreteria particolare della Banca d’Italia, per anni a fianco dell’ex Governatore Mario Draghi, ora presidente della Banca centrale europea. Insomma, l’uomo giusto al posto giusto.