Susanne Bier, regista e sceneggiatrice danese classe 1960 ci riprova. Dopo il successo nel 2011 con In un mondo migliore che le è valso sia il Golden Globe che l’Oscar per il miglior film straniero, la cineasta era stata lanciata a pieno titolo nelle grandi produzioni americane, prima con Love Is All You Need in cui aveva diretto Pierce Brosnan e l’anno scorso con Una folle passione, con protagonisti i due attori più quotati di Hollywood, Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, in un film che fu accolto molto freddamente dalla critica e che non andò bene nemmeno al botteghino.

Un’esperienza che ha spinto la Bier a tornare in Danimarca per girare Second Chance, il suo nuovo progetto che la vede sia alla regia che al soggetto, scritto a quattro mani con il suo storico sceneggiatore Anders Thomas Jensen. Presentato in anteprima a Toronto e successivamente al Torino Film Festival, il film racconta la storia di due poliziotti e migliori amici Andreas e Simon, due uomini con vite molto diverse. Uno felicemente sposato con Anne con cui ha da poco avuto un bambino, l’altro reduce da un disastroso matrimonio, da una carriera lavorativa compromessa e dal rapporto con il figlio, da sempre problematico.

Due esistenze agli antipodi, accomunate inaspettatamente da un apparente caso di violenza domestica, che scatenerà una catena di eventi che metteranno in crisi il destino di entrambi. Con Second Chance la Bier racconta quello che accade quando delle persone vulnerabili sono costrette ad affrontare circostanze al di là del loro controllo, e lo fa andando oltre la dimensione personale dei protagonisti, in un film che esplora le fondamenta morali della società contemporanea e che spinge lo spettatore a riflettere sui propri valori etici. “Credo sia importante che il pubblico provi empatia per qualcosa, come il comportamento del protagonista, che è chiaramente sbagliato, ma che allo stesso tempo è anche giusto, secondo una logica pratica. Amo questo genere di situazioni perché credo che la vita funzioni in questo modo, un modo molto complicato. Questo non vuol dire che non esistano il bene e il male, in senso morale, ma una situazione simile amplifica la nostra comprensione del perché gli esseri umani si comportino in modi non sempre apparentemente comprensibili” ha spiegato la regista, che per raccontare questa storia ha deciso di affidarsi a un cast d’eccezione tra cui spiccano Ulrich Thomsen, che con la Bier ha già lavorato in In un mondo migliore e Nikolaj Coster-Waldau, volto noto al grande pubblico per essere il volto di Jaime Lannister nella serie tv fantasy statunitense Il Trono di spade.

“Con il mio sceneggiatore volevamo fare qualcosa che si scontrasse con la nostra convinzione che alcune persone sono migliori di altre, più giuste di altre. Chi siamo noi per pensare di essere migliori?” ha aggiunto la Bier parlando del film, un’opera che è destinata a far discutere e che uscirà in Italia il 2 aprile distribuito dalla Teodora Film.

Il trailer in esclusiva per il Fatto.it