Ieri sera Ponzio Pilato ha dato i 150 mila precari della scuola in pasto al Parlamento. Come il prefetto della Giudea, il premier Matteo Renzi, non ha condannato, non ha avuto il coraggio di prendere una decisione ma si è lavato le mani: “Noi facciamo una scommessa, passiamo la palla al Parlamento”, ha detto nella conferenza stampa a seguito del consiglio dei ministri nel quale ha deciso di non fare alcun decreto sull’assunzione dei docenti delle graduatorie ad esaurimento ma un disegno di legge che verrà approvato martedì prossimo.

Una mossa degna di un democristiano con il pedigree.

L’ex sindaco di Firenze dopo essersi fatto una campagna elettorale giocata sulla pelle di chi da anni ha un posto a tempo determinato, ieri ha giocato ancora una volta la carta del “furbetto”. Si è lavato le mani e ha scaricato su Camera e Senato ogni responsabilità ben consapevole che una riforma di questo genere rischia di affossarsi tra beghe di partito (a partire dal suo), scontri tra opposizione e maggioranza, tra cattolici e laici e movimenti d’ostruzionismo.

Le parole di Ponzio Matteo sono esplicative del premier pensiero: “Non c’è alcun rischio che slittino le procedure di assunzione del personale. Noi martedì prossimo presenteremo il disegno di legge, lo lasceremo all’attenzione del Parlamento che dovrà decidere se e come procedere in tempi sufficienti ad un confronto serrato e sereno ma dove l’ostruzionismo non blocchi le assunzioni in ruolo”.

Il premier sa meglio di altri, e lo svelano le parole pronunciate, che i tempi sufficienti potrebbero diventare mesi. Siamo a marzo e affinché si possa procedere a delle assunzioni, gli uffici scolastici regionali hanno bisogno di tempi certi.

Bastava vedere, d’altro canto, la mimica facciale del ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini per intuire lo scetticismo nei confronti del premier. Eppure lui è pronto a scommettere, ancora una volta sulla pelle degli altri.

Ponzio Matteo ieri sera con la consueta ars oratoria ha persino esercitato il ruolo della vittima nel film messo in scena per continuare ad illudere i precari: “E’ abbastanza sorprendente: quando facciamo da soli siamo dittatorelli, se coinvolgiamo il Parlamento siamo in ritardo”. Renzi sa bene che la questione andava scissa: per l’assunzione dei precari serviva ed è urgente un decreto, come richiesto a gran voce anche dalle organizzazioni sindacali; per il resto è possibile il disegno di legge. L’affabulatore fiorentino ci ha persino raccontato che la decisione di rinviare al 10 è dettata dal fatto di lasciare ai ministri la possibilità di leggere la bozza di proposta di legge come se un ministro della Repubblica fosse uno preso al bar “Sport” che non conosce la materia e che si trova improvvisamente a doverla studiare.

Ma stavolta saremo noi a twittare #renzistaisereno se a settembre non si vedrà un solo assunto.