Il comico e il politico si inseguono. Crozza fagocita le sue maschere. Conosciamo già il paradosso che il politico – o presunto tale – imita il suo imitatore perché l’originale “funziona” meno bene della macchietta. E’ il caso Razzi. Non ridere di se stessi, che sarebbe un esercizio di intelligenza cioè di sottile autoironia, ma proprio testimoniare la vergogna di quel che si è, per nascondersi dietro le spalle di chi ti fa il verso. Sublime autoconfessione pubblica di resa personale. Debacle della denominazione di origine controllata.

Ma nel caso del solenne documento approvato dalla coalizione di maggioranza in consiglio regionale della Lombardia siamo all’apoteosi del “paese delle meraviglie”, alla citazione incosciente e non richiesta del copyright crozziano.

L’oggetto del contendere è serio, il contesto spicciolo. Il 10 febbraio si celebra il giorno della memoria delle vittime delle foibe, ma nel consiglio di Zona numero 3 di Milano, il presidente respinge la richiesta del centrodestra di esprimere solidarietà alle vittime di quella pagina orrenda della nostra storia osservando un minuto di silenzio. Sdegno e proteste, giuste.

Il caso approda in Regione Lombardia con una mozione approvata e depositata il 17 febbraio dal gruppo consiliare “Maroni presidente”.

Citazione dal documento: considerato che….sottolineato che….tenuto conto che… e preso atto che…”il Consiglio regionale della Lombardia esprime solidarietà agli Esuli Giuliano.Dalmati-Istriani” e (siamo al punto) “viva e vibrante condanna” del rifiuto a celebrare le foibe nel consiglio di Zona 3 di Milano.

Giusta condanna, ma perché proprio “viva e vibrante” (come Crozza faceva dire al suo Napolitano) e non “decisa e ferma” oppure “dura e definitiva” o “senza appello”, magari solo “condanna” senza aggettivi. Insomma: tra tante modulazioni e sfumature di condanna perché, dalla bocca e dalla penna, dei consiglieri di centrodestra esce proprio e naturalmente quel “viva e vibrante” di crozziana memoria?

L’episodio, con toni divertiti, mi viene segnalato da Lucia Castellano, capogruppo del “Patto Civico – con Ambrosoli Presidente”, i concorrenti della lista Maroni. I quali ovviamente ci inzuppano il pane. La signora Castellano scrive: “Mi sembra fondamentale fargli sapere (a Crozza ndr) come la sua mirabile imitazione sia addirittura diventata fonte ispiratrice di importanti documenti politici. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da mettersi le mani nei capelli, considerato anche il contenuto della mozione”.

Nella mail, che gira agli autori del “paese delle meraviglie”, la capogruppo del centrosinistra lombardo aggiunge: “Potrei accompagnare questa mia mail con un “Caro Maurizio Crozza, le invio la presente perché lei possa riscuotere i dovuti diritti d’autore”.

Parafrasando e rovesciando Brecht direi: “Maledetto il Paese che non ha bisogno di eroi-buffoni” che alimentano il dibattito politico.