wellerAll’età di 20 anni, Paul Weller diventa il portavoce di una generazione in Patria e della English Way of life. Quel che lo distingue dai coetanei è la concretezza: parla ai giovani come lui con lo stesso linguaggio, non lancia proclami, non invita a chissà quali rivolte, non si fa volutamente portavoce. Lo diventa, pur rifiutando quel ruolo, perché sa interpretare la sua generazione. Quella dei figli dei sopravvissuti ai combattimenti della Seconda guerra mondiale e alla campagna dei bombardamenti dei nazisti, e considerata dai reduci “composta da femminucce”. La rabbia e il crescente stridore per certe demistificazioni, si riversa nel rock britannico, soprattutto nelle composizioni hard e nelle liriche degli Who di Pete Townshend, un vero e proprio modello da seguire per Weller.

Divenuto il “Modfather”, Paul Weller fonda The Jam prima e gli Style Council poi, senza far mai un disco uguale a un altro: cambia pur restando fedele a una linea artistica e filosofica sempre coerente (da qui il titolo de “L’uomo cangiante”). Il potente approccio all’hard rock ha le proprie radici nelle complesse interazioni sociali in atto in Inghilterra, lo stile aggressivo alla chitarra e il caos generato sul palco invece, sono una reazione a certi soprusi subìti da chi rappresenta. Antonio “Tony Face” Bacciocchi abbraccia la cultura mod nel 1978, quando in Italia poco o nulla si sa di questa filosofia, per questo, più che una biografia di Weller, il suo libro è un atto di riconoscenza nei suoi confronti.

Tony, mi racconti come avvenne il tuo “incontro” con Paul Weller?
Nel 1978 con l’arrivo dei primi echi del punk anche in Italia che soppiantò per un po’ i miei ascolti di Beatles e Who, scoprii questa band, i Jam, che invece proprio a loro si rifaceva. Fu una rivelazione e divennero subito tra i miei gruppi preferiti.

Ti è mai capitato di incontrare Paul Weller?
Nel 2010, gli Statuto, gruppo con il quale collaboro da decenni, mi invitarono a suonare con loro sul palco del Traffic Festival di Torino, prima di Specials e, appunto, Weller. Fu un incontro breve ma molto intenso per me, Paul fu gentile e disponibile, un ottimo incontro.

A quanti suoi concerti hai assistito?
A parecchi ovviamente, dagli Style Council a oggi. Situazioni e repertori diversi, ma sempre grandi concerti, pieni di emozioni e soddisfazioni.

Cos’è che più ti affascina della cultura Mod?
Ho abbracciato la cultura mod nel 1978, quando in Italia nessuno ne parlava e poco o nulla si sapeva di questa filosofia. Mi ha sempre affascinato lo sguardo in avanti, sempre propositivo, mai distruttivo, pulito, smart e cool, elegante e mai con la testa china. Sono stato mod ma lo sono tuttora, nell’estetica, nell’etica, nei gusti. Come dice lo stesso Weller: ‘Sono un mod, lo sono sempre stato, lo sarò sempre, mi seppelliranno mod’.

Che differenze riscontri tra un tipo come Paul Weller e uno come Pete Townshend?
Sono tra i miei due principali riferimenti artistici. Pete Townshend è sempre stato un personaggio molto più tormentato intimamente, più profondo, talvolta perfino eccessivamente, Weller è più diretto, schietto, duro. Credo che però Townshend sia riuscito a scrivere un numero infinitamente maggiore di musica importante rispetto a Weller (Quadrophenia, Who’s next, Tommy sono tra i migliori album rock di sempre, My generation un brano che da solo potrebbe riassumere l’intera storia della musica rock).

Qual è la cosa più interessante che hai scoperto andando a scavare nella vita di questo artista?
La sua timidezza e il suo carattere estremamente riservato. Anche per rispetto a questo ho evitato qualsiasi notizia di gossip o che non fosse strettamente legata al suo profilo artistico. E poi amo molto la sua mancanza di diplomazia, la sua durezza nei rapporti, non le ha mai mandate a dire a nessuno, cosa rara in un ambiente come quello musicale

Come consideri il passaggio dai Jam agli Style Council?
Un incredibile atto di coraggio. All’apice del successo chiude un’esperienza sulla quale poteva adagiarsi per tutta la vita e reinventa una cosa del tutto nuova, andando a scavare nelle radici della musica mod – jazz, soul, blues, funk. Non ho amato tutto degli Style Council, anzi molte cose mi lasciano sempre perplesso ma contesualizzata alla sua intera carriera è una tappa importante e fondamentale.

Quali disco consigli dei Jam e perché?
Io li consiglierei tutti, dal primo all’ultimo, ma dovendo scegliere Sound affects con quel mix di Beatles e new wave e l’ultimo The gift, stupendo omaggio al soul e alla black music credo siano i migliori.

Mi fai una top ten di canzoni che aiuti a conoscere Paul Weller?
1) Town called malice 2) That’s entertainment 3) Down in the tube station at midnight 4 ) In the city  con gli Jam;
5) Speak like a child 6) Headstart for happiness  7) Shout to the top con gli Style Council;
8) From the floorboards up 9) Stanley road 10) Wild wood dalla carriera solista

Cosa ha significato per te scrivere questo libro?
È stato un entusiasmante modo per andarmi a riascoltare a uno a uno tutti i suoi pezzi, anche quelli più oscuri, cercando di equilibrare lo slancio da fan con l’esigenza di scrivere un libro che fosse interessante anche per i neofiti dell’artista. Spero di esserci riuscito, conoscere Weller significa conoscere quasi 40 anni della miglior musica inglese.

Noel Gallagher ha detto recentemente che non vuole vivere in un mondo in cui uno come Ed Sheeran riempie gli stadi. Qual è la tua opinione al riguardo?
Chi è Ed Sheeran?

L’Uomo cangiante
Antonio Bacciocchi
Volo Libero pagg. 186 15,00 euro