Il presidente della Figc Carlo Tavecchio dev’essere rimasto molto sorpreso della crisi finanziaria del Parma che sta spingendo il club verso il fallimento. Perché nel marzo 2013 riteneva Tommaso Ghirardi il miglior dirigente di società professionistiche in Italia soprattutto in chiave gestionale, nonostante – come raccontano oggi i bilanci – il crack della squadra crociata sia nato sotto la spinta di un debito cavalcante fin dal primo anno della gestione dell’imprenditore bresciano. Aumentando del 1200% secondo le analisi de Il Sole 24 ore tra il 2007 e il 2014. Ma l’ormai ex proprietario del Parma, poco meno di due anni fa, veniva così descritto dalla Lega nazionale dilettanti presieduta all’epoca proprio da Tavecchio: “Giovane ed intraprendente dirigente sportivo che sa coniugare dinamismo e razionalità per una gestione virtuosa del proprio club. Animato da grande passione, ha rappresentato una delle più felici novità sul panorama calcistico italiano degli ultimi anni”.

“Razionalità” e “gestione virtuosa del proprio club”. È scritto proprio così, nero su bianco, nelle motivazioni con le quali Ghirardi venne premiato nella categoria ‘dirigente di società professionistica’ durante la settima edizione de Le Ali della Vittoria, premio istituito dal presidente Carlo Tavecchio nel 2004 che “gode ormai di un prestigio considerevole grazie alla partecipazione in passato di personalità del calibro di Michel Platini e Joseph Blatter”, si legge sul sito della Lnd. Sul palco dell’auditorium della Fiera di Cagliari, il 27 marzo, oltre a Pierluigi Collina e al presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta, salì anche il presidente del Parma che, nel ricevere il premio dalle mani del vice di Tavecchio, Alberto Mambelli, pronunciò parole che riascoltate oggi appaiono quanto meno stonate: “Gli obiettivi del Parma? Crescere sempre di più, cercare di investire nel settore giovanile, di trovare talenti per il futuro, cercare di rendere la società sostenibile con dei costi-ricavi che si compensino, cercare di dare continuità a una società gloriosa che ha avuto dei periodi molto felici e dei periodi molto tristi”.

Di fatto il Parma non ne ha raggiunto uno. Anzi, ad ascoltare quanto ha dichiarato pochi giorni fa al Corriere dello Sport il team manager gialloblù Alessandro Melli, la situazione era già compromessa dal 2011 quando “ci hanno tolto le carte carburante e dovevamo anticipare noi i soldi della benzina”. All’esterno però non se n’è accorto nessuno. E anche quando la Co.Vi.So.C. – come scoperto da ilfattoquotidiano.it – nell’aprile 2014 lanciava l’allarme consigliando “un attento monitoraggio” e la “necessità di un intervento sull’andamento economico”, le istituzioni calcistiche hanno ignorato l’avvertimento. “Colpa delle regole”, dicono oggi. Sono quelle cambiate il 3 maggio 2007 dal Consiglio federale della Figc, ammorbidendo i parametri per l’iscrizione ai campionati professionistici. Come riportato da Panorama, votarono a favore tutti i membri, da Galliani ad Albertini fino a Tavecchio. Lo stesso che, ignorando quanto la crisi già mordesse il Parma, due anni fa premiava Ghirardi “in onore del colpo d’ali offerto alla causa del calcio professionistico”.

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