“Gli inquirenti, per quanto riguarda la mia posizione, non contestano né l’affiliazione a mafia o ‘ndrangheta né la corruzione in atti giudiziari. Quanto alle rimanenti ipotesi di reato (corruzione e peculato, ndr), intendo ribadire che ne riferirò appena possibile al magistrato, nella convinzione che gli illeciti vadano esclusi. Per questa ragione, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, trovo ragionevole – e anzi doveroso – non abbandonare il Comune, confermando che non ripresenterò la mia candidatura alla prossima tornata elettorale”. Non molla la poltrona il sindaco di Mantova Nicola Sodano (Forza Italia), coinvolto e indagato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Pesci” della Procura di Brescia, e di fronte a un consiglio comunale infuocato, lunedì 2 marzo, legge una dichiarazione in cui conferma l’intenzione di rimanere al proprio posto.

Non lo scuotono le urla del folto pubblico presente in aula, che chiede le sue dimissioni; non lo fanno desistere i cartelli (“onestà”, “orgoglio civico” e “partecipazione popolare”) e gli striscioni (“Elezioni 2015, cercasi sindaco onesto”) alzati da esponenti del Movimento 5 Stelle, accorsi in massa in consiglio e confusi fra il pubblico, visto che non hanno consiglieri a rappresentarli; non lo preoccupano le dimissioni presentate da sette consiglieri del Pd e non lo turba neppure la mossa dell’ex sindaco Fiorenza Brioni – non allineata con l’attuale segreteria provinciale dei Dem e strenua oppositrice della lottizzazione Lagocastello che sta inguaiando l’attuale sindaco e ha già visto finire in carcere il costruttore Antonio Muto – che ha richiesto la convocazione di un consiglio comunale d’urgenza per fare chiarezza proprio su Lagocastello e su Piazzale Mondadori, altra lottizzazione bollente che vede incrociarsi amministrazione e imprese di Muto.

Neppure le manette sventolategli in faccia dall’ex leghista Luca De Marchi – espulso dal Carroccio perché nel consiglio della sfiducia, nell’ottobre scorso, si rifiutò di seguire gli ordini di Salvini, che aveva ‘diktato’ di sostenere Sodano – lo irritano più di tanto. Eppure quella andata in scena lunedì 2 marzo è stata, forse, una delle più brutte pagine politiche di Mantova. Un bagarre di tre ore, a tratti surreale con il presidente del consiglio comunale Giuliano Longfils, Forza Italia, impegnato a portare avanti i punti all’ordine del giorno – regolamenti sulla sicurezza, sanzioni per prostitute e clienti… – come se null’altro stesse succedendo in città. Come se le pesanti accuse della Dda di Brescia – che ha espressamente parlato di un’indagine tesa ad accertare infiltrazioni di una cosca di ‘ndrangheta nel tessuto economico di Mantova e Cremona e negli apparati istituzionali del Comune di Mantova – fossero lontane, appartenessero ad altri. Addirittura al punto 12 si voleva discutere dell’approvazione di un Osservatorio sulle legalità e di contrasto alle mafie, dopo che questo era stato in più occasioni rimandato dalla maggioranza, perché ritenuto non necessario.

Ma il consiglio si è interrotto proprio qui, perché la discussione è diventata gazzarra sulle parole del consigliere del Pd Andrea Murari protagonista di un durissimo scontro con il presidente del consiglio comunale: “Quello che è successo questa sera – ha detto Murari che è anche segretario cittadino del Pd – ci dà definitivamente ragione: in questo consiglio non si può stare un minuto di più. Sono scappati di fronte alla parola: noi volevamo semplicemente parlare. Volevamo invitare tutti i consiglieri comunali a dimettersi, per amore della legalità, e tutti insieme chiudere questa pagina terrificante per la nostra città e aprire al futuro. Chi questa sera ha protetto ancora una volta il sindaco dovrà dare conto in campagna elettorale del motivo per cui lo sta legittimando. Noi non ci stiamo più: da domani, non saremo più consiglieri comunali. E invitiamo anche gli altri a fare altrettanto: liberiamo la nostra città! Noi siamo pronti!”.