È morto improvvisamente Francesco Gennaro Triolo, l’uomo denunciato a fine gennaio per le minacce telefoniche ai magistrati di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e Nicola Gratteri (nella foto). A comunicarlo è stato il fratello Giuseppe che lo ha trovato senza vita nel suo appartamento nella periferia sud della città dello Stretto.

Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri che hanno eseguito i primi rilievi nell’abitazione. Al momento, però, il corpo dell’uomo non presenterebbe segni di violenza per cui la prima ipotesi investigativa è che Francesco Gennaro Triolo sia stato colto da un malore improvviso. La Procura della Repubblica, però, vuole vederci chiaro e ha avviato comunque un’inchiesta. Il pm di turno ha disposto l’autopsia che sarà eseguita nelle prossime ore. Non è escluso che l’uomo, di 47 anni, possa aver ingerito qualcosa che lo ha portato alla morte. Per conoscere gli esiti degli esami tossicologici serviranno diversi giorni. 

Tra il novembre 2014 e il gennaio 2015, Triolo era finito sotto inchiesta dalla Guardia di finanza che, su disposizione della Procura di Catanzaro (competente sulle indagini che toccano i magistrati del Distretto di Reggio) era riuscita a monitorare tutte le cabine telefoniche che l’uomo utilizzava per le minacce al sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo e al procuratore aggiunto Nicola Gratteri. Triolo secondo le Fiamme gialle era “risultato in contatto con soggetti contigui alla ‘ndrangheta”.

“Siamo pronti a uccidere il giudice Lombardo” diceva durante le telefonate anonime. Una delle ultime è stata fatta anche alla madre del pm Lombardo alla quale Triolo aveva comunicato che presto le avrebbero ucciso il figlio. Nonostante la morte del principale indagato, la Procura di Catanzaro e gli investigatori vanno avanti con l’inchiesta. Gli inquirenti stanno cercando di verificare se dietro Triolo ci sono famiglie mafiose reggine che potrebbero avere utilizzato l’uomo il cui fratello, alcuni anni fa, è stato processato e assolto per avere minacciato il procuratore generale Salvatore Di Landro.