Sabato ha parlato a una piazza in cui si levavano cori al Duce, si notavano foto del capo del fascismo, si ammiravano gruppetti che si salutavano romanamente. La marcetta su Roma non è bastata a Matteo Salvini. Il segretario della Lega Nord non solo non evita l’argomento, ma ci si tuffa di testa: “A Bruxelles – dice rispondendo agli ascoltatori di Radio Padania – c’è ben di peggio di Mussolini, non hanno camicia nera o olio di ricino ma hanno spread e finanza, fanno peggio del fascismo“. D’altra parte la presenza di Casapound alla manifestazione di piazza del Popolo non aveva scandalizzato nessuno dei dirigenti leghisti, da Roberto Maroni a Umberto Bossi. Ma a Salvini gliene frega il giusto: “Non ho paura di chi saluta in un modo o in un altro – aggiunge alla Telefonata di Maurizio Belpietro, su Canale 5 – Ho paura di chi manifesta a volto coperto. Ma davvero i cittadini pensano che possano tornare i comunisti e i fascisti?”. Ci sarà una vera e propria alleanza? “Da qui a quello che succede a livello nazionale ce ne passa…”. Anche perché Forza Italia ha già spiegato in tutti i modi che con questi toni e con questi simboli l’alleanza con il Carroccio sarà più difficile.

E alle nuove parole di Salvini replica il Pd. “Per Salvini è meglio vivere sotto una dittatura, come quella fascista, che in una democrazia che fa parte dell’Unione europea. Allora potrebbe trasferirsi in Corea del Nord, regime che ha lodato più volte” dichiara il deputato Federico Gelli. Salvini partecipò infatti a un viaggio a Pyongyang con alcuni parlamentari italiani tra cui Antonio Razzi e sul Paese orientale guidato dal dittatore Kim Jong-un disse che si avvertiva “uno splendido senso di comunità” e che “si vedono cose che in Italia non ci sono più: i bimbi giocano in strada, non ai videogiochi”. Ernesto Carbone sottolinea come Salvini “continua imperterrito a fare politica in Italia e non in Europa, dove brilla da sempre per le sue numerose assenze. Ignorando così gli impegni che ha preso con gli elettori e continuando a guadagnare un compenso immeritato”.

Infine Emanuele Fiano, che oltre a essere un deputato democratico è anche figlio di Nedo Fiano, arrestato dalla polizia fascista e poi deportato – perché ebreo – nel campo di concentramento di Auschwitz. “Salvini sapendo di non avere alcuna proposta politica punta sul ‘vaffa’ e sulla rabbia, per questo sabato era in piazza con l’estrema destra squadrista di Casapound e per questo oggi a Milano insiste sul terreno dell’estremismo lanciandosi in paragoni semplicemente demenziali tra Bruxelles e Mussolini“. “A lui – aggiunge Fiano – di difendere gli interessi del Paese non importa nulla, d’altra parte ne abbiamo avute ampie prove negli anni in cui la Lega era al governo del Paese. Solo disastri provocati dal loro ministro Tremonti e un susseguirsi di costosissimi errori come, ad esempio, le furbate sulle quote latte fatte dagli agricoltori amici della Lega che ci sono costate 4,5 miliardi di euro per le multe ricevute o i durissimi tagli lineari di 3 miliardi alle forze dell’ordine. Invocano la sicurezza in stile mussoliniano ma intanto sono stati loro a togliergli i fondi”.