Da Ettore Rosato al Friuli Venezia Giulia, con amore. Il deputato Pd, astro in ascesa del partito  renziano, ha tentato di inserire nel decreto sulle banche popolari un emendamento ad hoc per l’internazionalizzazione delle imprese del Friuli Venezia Giulia, terra a lui molto cara. Un emendamento che in tanti hanno bollato come “norma localistica”, visto che Rosato è nato a Trieste e la circoscrizione in cui è stato eletto è proprio il Friuli Venezia Giulia.

La proposta di Rosato (nella foto con il ministro Maria Elena Boschi) puntava ad aumentare (dal 25 al 40%) il limite massimo delle partecipazioni e finanziamenti della Finest al capitale sociale delle imprese del triveneto all’estero. La Finest è una società finanziaria a capitale pubblico/privato, costituita nel 1991 per il finanziamento e per l’internazionalizzazione delle imprese del Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige verso l’Austria, i Paesi dell’Europa centrale e balcanica e gli Stati dell’ex Unione sovietica. Aumentando la possibilità di partecipare al capitale delle imprese, si aumenterebbe il “supporto” alla loro internazionalizzazione.

Un norma che Rosato ha tentato di inserire in quella parte del decreto sulle banche popolari che si occupa di finanziamenti alle imprese: ovvero nell’articolo tre che attribuisce alla Sace Spa (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export e controllato al 100% da Cassa depositi e prestiti) la competenza di erogare credito. Ma il tentativo non è riuscito: l’emendamento è stato dichiarato inammissibile e cassato alla prima scrematura nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Motivo? Non “reca disposizioni strettamente connesse o consequenziali a quelle contenute nel testo del decreto”.