Dice la ministra Marianna Madia che in Italia “c’è un’attenzione morbosa verso le donne e verso noi ministre – me e Maria Elena Boschi – che non c’è verso gli uomini”, a causa del “sessismo latente”. Una cosa brutta, specie alla vigilia dell’8 marzo, se fosse vera. Di “Maria Elena” sappiamo tutto grazie a lei, che per evitare il gossip si fa intervistare da tutti, anche da Chi: la madonna nel presepe vivente, la solitudine senza un fidanzato, la notte al ministero anziché in discoteca, i 2 chili di troppo, un disastro signora mia. La Madia invece è più riservata: ancora risuona nell’aria la sua intemerata ai giornalisti che la inseguivano all’ultima Leopolda renziana per domandarle dell’attualità politica: “Sapete perché non rispondo alle vostre domande? Perché questo secondo me non è giornalismo di rinnovamento”. Del resto, la sua comunicazione sobria, schiva e di rinnovamento parla per lei. I giornali la scoprono nel 2008, quando a 27 anni si candida la prima volta alla Camera, capolista nel Lazio. Sponsor Veltroni, tutor Bettini. “Sono stata dappertutto, anche a Frosinone! Mi sono persa due volte sul raccordo anulare, ma mi sono divertita molto”. Tipico itinerario di rinnovamento.   

“Vado a letto presto e mi alzo prestissimo. Mangio di tutto, pure la pajata!”. Dieta di rinnovamento. Nipote di un deputato missino, figlia di un consigliere Pds, già fidanzata di Giulio Napolitano, collaboratrice di Minoli a Rai2 di Letta jr. in Arel, si dipinge “precaria: ho dovuto lasciare l’appartamento a Prati, vivo a Fregene con la mamma, eppure mi dipingono come l’amica dei potenti”. Amicizie di rinnovamento. In tv “mi piace Ferrara e seguo Ballarò”. Tv di rinnovamento. “A De Mita chiederò consigli”. Di rinnovamento. Entra a Montecitorio e annuncia: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. Risate di rinnovamento. Alla Camera siede accanto a D’Alema, che la porta nella redazione di Italianieuropei.

Intervistata da Radio Luiss, risponde solo a domande di rinnovamento. Jeans o tailleur? “Non posseggo un tailleur. Forse me lo compro col primo stipendio da parlamentare”. Trucco leggero o pesante? “Non mi trucco mai, non sono capace”. Scarpe da ginnastica o tacchi a spillo? “Stivaletti”. Mise di rinnovamento. Politico preferito? “L’intelligenza politica di D’Alema è già storia”. Di rinnovamento. A Sette-Corriere racconta la vacanza della vita, a Medjugorje: “Quando sei lì, in realtà non ti interessa capire se è vero o no quel che si racconta. Non cerchi le esperienze sensazionali. Entri in una dimensione di consapevolezza profonda”. Miracoli di rinnovamento. Tramontato Max, la Marianna si schiera con Bersani contro Renzi: “Pier Luigi è il miglior premier che l’Italia possa avere. Solo lui ha statura”. Di rinnovamento. Così viene rieletta deputata, previe primarie dove scorge nel Pd romano “un’associazione a delinquere”. Ma di rinnovamento. Poi fa un giretto con Civati e infine approda a Renzi. Che subito la promuove responsabile Pd per il lavoro.   

Lei per impratichirsi incontra il ministro Flavio Zanonato: gli illustra per venti minuti le sue strategie contro la piaga della disoccupazione giovanile. Poi, con un filo d’imbarazzo, il titolare dello Sviluppo economico si congratula per il suo entusiasmo, ma le fa presente che forse è meglio parlarne col ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Lei: “Ma scusa, non sei tu che ti occupi di lavoro?”. Lui la prende sottobraccio con fare paterno e le indica il ministero del Lavoro dall’altra parte della strada: “È laggiù, Marianna, hai sbagliato indirizzo”. Nessuno saprà mai se avesse sbagliato ministro o ministero.

Il talento va premiato, infatti Renzi la promuove subito ministro della Pubblica amministrazione e Semplificazione. Lei, a botta calda, commenta: “Sono molto contenta, anche se non ho avuto ancora il tempo di rendermene conto. L’ho saputo mentre guardavo in tv Peppa Pig”. Cartoon di rinnovamento. Poi entra subito nei contenuti: “L’articolo 18 non è un problema. Se una cosa deve dividere, tanto vale non dividersi. Se si potesse risolvere il dramma del lavoro cancellando l’art.18 l’avremmo già fatto. Ma non è così”. Infatti il suo governo cancella l’articolo 18. Ma il problema, per lei, “è l’opposizione fine a se stessa, non propositiva”: non di rinnovamento, ecco, insomma quella che si oppone. Il nuovo Senato dei nominati, per esempio, “finirà nei libri di storia”.   

L’estate scorsa impazza la moda dell’“Ice Bucket Challenge”, i Vip che si rovesciano un secchio di ghiaccio in testa e nominano altre persone per la catena umana a sostegno della ricerca contro la Sla. Lei si inonda d’acqua senza ghiaccio, al posto del secchio usa un pentolino, non nomina altre persone e non spiccica una parola per spiegare che intende fare il suo governo (che ha mantenuto i tagli alla ricerca, Sla inclusa) per sostenere la nobile causa. Come se non sapesse proprio cosa sta facendo. Gavettone di rinnovamento.   

Due settimane fa è dalla Bignardi alle Invasioni barbariche. Domande e risposte di rinnovamento come se piovesse: “Non so quando, ma arriveremo al matrimonio tra persone dello stesso sesso”, “Sono cattolica praticante, amo la vita di Gesù”, “Con Di Battista abbiamo fatto i catechisti a 20 anni in parrocchia, poi lui se n’è andato nelle Ande”, “I 5Stelle sono strani, ma singolarmente sono più normali di come appaiono”, “Sono stata in discoteca solo una volta e ho avuto pure uno choc acustico”, “La storia passava in quel momento e io ho scelto profondamente di farlo”, “I miei funzionari ridono sempre” (e non stentiamo a crederlo). Ora, per carità, i sessisti sono brutte bestie, specie se latenti. Ma perché la Marianna e la Maria Elena s’impegnano tanto ad aiutarli?

Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2015