Quando il deputato russo Valerij Draganov avanzò la proposta di vietare il consumo di birra in Russia, la Duma vietò all’unanimità con l’eccezione di un unico parlamentare, la più evidente conquista liberale nel paese, che molti russi apprezzavano più delle libere elezioni o della libertà di stampa. Il divieto della birra non fu così fortemente voluto dalla polizia o dagli agenti dei servizi segreti, ma dai medici più radicali. A loro avviso la licenza di bere aveva prodotto una generazione di giovani alcoolizzati. Il governo russo ridusse le vendite di birra ed il consumo in strada costringendo le persone a bere vodka dentro casa o ad affittarla. Come se non bastasse le limitazioni continuarono ed oggi sono all’ordine del giorno in vista tra l’altro dei prossimi mondiali di calcio del 2018.

La storia della birra ha in effetti un senso più profondo. È una di quelle vicende grazie alle quali si vede quanto il potere e la società in Russia sappiano spingersi in un vicolo cieco mettendo in evidenza tutte quelle contraddizioni di un paese il cui leader ne è l’unica e sola espressione. La storia della presidenza di Putin e gli ultimi fatti accaduti inclusa la morte del leader dell’opposizione aprono il dibattito sul ruolo del leader politico in Russia. In una società in cui il leader rappresenta la massima o addirittura l’unica effettiva istituzione politica, proprio il leader diventa il vettore di movimento della società.

In Russia il potere è di fatto rappresentato da Putin. Putin vuole essere colui che stabilizza e modernizza un sistema che non si può né stabilizzare né modernizzare. Prima di lui, nella storia russa Gorbacˇëv ed El’cin erano stati dei riformatori che avevano tentato di riformare un sistema che non si poteva riformare. Il primo mandato di presidenza di Vladimir Putin aveva fatto credere che l’autoritarismo burocratico fosse perfettamente in grado – in determinate condizioni, di garantire la stabilità e perfino di rinnovare se stesso. Il concetto di potere di Vladimir Putin, infatti, è stato fortemente influenzato sia dalle sue idee ben precise sul concetto di Stato, data la sua provenienza da una struttura di potere forte, il Kgb, sia dalle sue idee nel settore del mercato, tanto che l’autoritarismo di mercato è diventata la filosofia di vita.

L’attuale presidente russo ha scelto una “presidenza verticale”, cioè una forma di governo centralizzata, fondata sulla subordinazione e sulla sottomissione e questa scelta dimostra la sua completa sfiducia nelle possibilità della democrazia. In termini più evidenti, Putin rifiuta la democrazia che a suo avviso mina lo Stato russo e non è funzionale alla sua modernizzazione economica. Provenendo dal Kgb e avendo una mentalità adeguata alle sue origini, nel tempo Putin ha voluto creare una forte ossatura amministrativa, reclutando persone provenienti dai servizi segreti cercando di amministrare a suo modo la Russia. Riuscirà però Vladimir Vladimirovicˇ Putin a rendersi conto quanto prima che bisogna uscire da un sistema di potere che non ha prospettive?