“Ricordati che devi morire”, “Mo’ me lo segno”. È giusto una battuta che vede Massimo Troisi al suo meglio tra le tante memorabili gag di un film culto come Non ci resta che piangere, interpretato assieme all’amico Roberto Benigni nel 1984. Più di 30 anni dopo, ed esattamente lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4 marzo 2015, sarà possibile rivedere il film diretto in coppia dai due comici in 200 sale cinematografiche italiane.

Il distributore Lucky Red mette nuovamente a disposizione uno tra i più grandi incassi della commedia italiana degli anni ottanta (15 miliardi di lire), in versione restaurata e rimasterizzata (ma non nella versione lunga uscita in dvd nel 2005 ndr) grazie al contributo di Medusa, Roberto Benigni e Marco Gaudenzi della Film&Video, che oggi ne detengono i diritti. Tanto si è scritto su Non ci resta che piangere in merito alla casualità con cui il film lentamente prese corpo in sede di preparazione, con Benigni e Troisi che si ritirarono prima a Cortina, poi al mare e infine in val d’Orcia, per una sceneggiatura mai effettivamente pronta per i produttori dell’epoca Mauro Berardi e Ettore Rosboch in attesa.

“Non c’è mai stato un copione, non l’ho mai visto, al massimo c’era una sorta di canovaccio per qualche scena”, spiega al fattoquotidiano.it Amanda Sandrelli al suo esordio cinematografico nel film dell’84. “Girammo gli interni e gli esterni del paesino immaginario di Frittole a Cinecittà. Massimo e Roberto la mattina si ritrovavano in roulotte, scrivevano qualcosa, poi si iniziava a girare – spiega l’attrice impegnata in questi giorni nei teatri marchigiani con Tale madre tale figlia e Oscar e la dama rosa – Per il mio ruolo, quello di Pina, c’era scritto solo “giovanissima, 15enne, si innamora di Massimo” e nulla più. Poi Massimo al trucco cominciò a dirmi che gli sarebbe piaciuto che inventassimo per Pina un tormentone, mi chiese di fare un po’ la voce da scema e di ripetere spesso la stessa parola. Roberto, invece, disse ‘Fai come i bimbi quando parlano talmente in fretta che non prendono fiato’ ”.

Così fu e l’amata del bidello Mario prese corpo, cappello e gonna larga in un batter d’occhio: “Girai cinque giorni ma per poche pose insieme ripetemmo la stessa scena tante volte. E non perché i ciak non fossero buoni, ma perché ci si doveva interrompere in continuazione visto che la troupe, le comparse, Roberto e Massimo, io stessa, ridevamo a crepapelle. Pensate alla scena della serenata. Massimo mi disse che avrebbe canticchiato qualche brano, ma non mi disse quali. Poi all’improvviso se ne viene fuori con Yesterday. E finché lo cita mi trattengo. Ma appena dice “bom bom” scoppiammo tutti a ridere per diversi minuti”. Una citazione “improvvisata” per Troisi che il produttore Berardi per parecchi anni ha raccontato costare, anche se solo accennata a voce, in diritti d’autore ai quattro di Liverpool, ben 70 milioni di lire.

Le interruzioni per troppo divertimento sul set di Non ci resta che piangere risultarono tantissime: “Ricordo quando Massimo e Roberto uscirono in strada vestiti in costumi del ‘400 per la prima volta. Benigni non finiva più di ridere”. Inatteso successo al botteghino del Natale ’84, il film co-diretto dai due leggendari comici italiani ebbe come collaboratori di altissimo pregio nel cast tecnico figure del calibro di Pino Donaggio alle musiche o Giuseppe Rotunno alla fotografia; ma più di tutto risultò un divertissement senza pretese: “Troisi e Benigni mi avevano adocchiato ad una festa di mia mamma Stefania e mi chiesero di recitare quando ancora dovevo dare gli orali della maturità. Erano due grandi talenti in stato di grazia. Si facevano forza a vicenda. Io mi affidai semplicemente a loro, forse con incoscienza ma Non ci resta che piangere rimane l’unico film, rispetto a quelli che recitai immediatamente dopo, di cui vado fiera e che mostro con piacere ai miei figli. È un film che non invecchia mai. Lo paragonerei a Frankenstein Junior per freschezza e perché credo che anche su quel set si divertirono molto a fare la storia del cinema”.