Nuove norme sulle acquisizioni societarie e parametri più stretti per l’iscrizione al campionatoFair-play finanziario interno, tetto alle rose. E soprattutto la riduzione del numero di squadre professionistiche. In Figc è tempo di riforme e non c’è più spazio per le trattative. E se le Leghe e le varie componenti tecniche continueranno a litigare (come hanno fatto ininterrottamente nell’ultimo decennio) in via Allegri arriverà un commissario, per cambiare le regole.

Alla tenera età di 71 anni Carlo Tavecchio si scopre “rottamatore”. Sarà perché la barca fa acqua da tutte le parti; o perché forse neppure lui si aspettava di incontrare così tante difficoltà. Il presidente federale ha perso la pazienza. Colpa delle ultime, terribili settimane. Il caso Parma ha dimostrato come il sistema calcio possa saltare da un momento all’altro. E il caos in Lega Pro (con la sfiducia a Macalli e poi l’intercettazione a Lotito) hanno indebolito il suo potere. Il suo mandato è nato male (la famosa gaffe su Optì Pobà) e procede peggio: soltanto il varo delle tanto invocate riforme gli darebbe un senso.

A guidare il cambiamento avrebbe dovuto essere Lotito, che però ha perso la delega dopo la telefonata con Iodice. Per questo nelle prossime settimane nascerà una vera commissione (prima faceva tutto il presidente della Lazio): Tavecchio ha chiesto ai componenti della Federcalcio (le quattro Leghe, Serie A, Serie B, Lega Pro e Dilettanti, calciatori, allenatori e arbitri) di comunicare per iscritto le proprie proposte per cambiare il calcio italiano. Nero su bianco, per far partire subito un tavolo sulle riforme. Una su tutte: quella dei campionati. In Italia ci sono troppe società professionistiche: la Serie A non ha abbastanza qualità per essere a 20 squadre, la Serie B a 22 è semplicemente una follia, la Lega Pro ha già ridotto a 60 e sono comunque troppe. Questa è la priorità: con tornei più brevi si potrebbero anche ripensare le rose, dare più spazio alla nazionale, giocare con ritmi e condizioni più normali.

Tutti d’accordo. Ma come si scende? Quando si parla di toccare promozioni e retrocessioni si alzano le barricate. E poi ci sono i calciatori di Tommasi da sempre contrari all’elezione di Tavecchio (e di conseguenza ad ogni sua proposta), gli arbitri sul piede di guerra dopo le proposte di sorteggio e di abolizione dei giudici di porta. Insomma, il solito caos. E una regola che paralizza tutto: in Figc ogni cambiamento dev’essere approvato con una maggioranza del 75%. Prima esisteva addirittura il diritto di veto, abolito da Giulio Napolitano (il figlio dell’ex presidente della Repubblica Giorgio) nella sua revisione dello statuto. Di fatto, però, quella riforma fu inutile: il veto continua ad esistere perché basta il voto di una lega o di due componenti tecniche per far saltare tutto. Per questo Tavecchio ha deciso di usare le maniere forti: se entro fine mese non parte una trattativa su basi ragionevoli, si va dritti al Coni da Giovanni Malagò. E in Figc arriva un commissario, per cambiare lo statuto ed abbassare la maggioranza al 66%. Per il calcio italiano (e chi ne fa parte) sarebbe l’ennesimo smacco, ma almeno le cose comincerebbero a cambiare. Grazia a Tavecchio il rottamatore.

Chissà, però, che ruolo avrà in questa partita il suo grande “amico”, Claudio Lotito. In teoria nessuno, considerando che ha appena perso la delega alle riforme. Ma la creazione di questa nuova commissione prevede che ogni Lega indichi un nominativo come proprio rappresentante. È possibile (probabile?) che la Serie A scelga proprio Lotito, che in via Rosellini continua ad essere leader. E la rimozione dal suo ruolo in Figc, allora? “È diverso: un conto è presiedere la commissione, un altro è farne parte. Non c’è nessun veto da parte di nessuno”, ha spiegato Tavecchio. Lotito, insomma, potrebbe rientrare dalla finestra dopo essere stato sbattuto fuori dalla porta. Rottamazione sì, ma fino a un certo punto.

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