Il programma enunciato da Matteo Salvini in Piazza del Popolo sembra preso dal celebre film Vogliamo i colonnelli, là dove i congiurati si riuniscono per auspicare una volta preso il potere la riapertura dei casini, il controllo dei prezzi delle trattorie oltreché “l’abbattimento del regime della vergogna che ha ridotto l’Italia già libera signora a schiava del comunismo internazionale”. L’onorevole Tritoni non aveva invece previsto la persecuzione dei rom, l’abbandono dei clandestini in alto mare e la libertà di giustizia sommaria nei confronti di ladri e rapinatori.

Ma solo perché un minimo di umanità e decenza albergava perfino in quel fascismo ridicolo che traeva spunto dall’eterna Italietta devota alla “famiglia” e ai “valori” (ma nel film di Mario Monicelli l’acronimo FaVa come slogan dei ribelli veniva bocciato per ragioni di opportunità). La novità è che raschiando il fondo della protesta più becera, ma anche dell’immane disastro politico e culturale provocato dalla peggiore classe politica che si conosca, il Matteo leghista sta facendo il pieno dell’incazzatura trasversale, tanto da riuscire a radunare nella “Roma ladrona” di bossiana memoria molte decine di migliaia di persone, fatto impensabile soltanto pochi mesi fa.

Nel cinismo infinito di questi giovanotti di potere non c’è limite alla stimolazione degli istinti più bassi, purché si possa raccattare qualche altro voto. E se la folla richiede una misura di odio in più nei confronti dei nomadi si può anche teorizzare l’esistenza di una sottocategoria di persone che “vengono molto ma molto ma molto dopo” i cittadini di pura razza italica.

Per carità, Salvini non ha le physique del nazista, ma piuttosto la fisionomia del furbacchione che per battere il ferro finché è rovente non sa quello che dice. Tanto che di fronte a certe infamie, perfino i fascisti “sociali” di Casa Pound possono aver provato un qualche imbarazzo, per non parlare di Marine Le Pen, che di fronte all’incontinente uomo del Carroccio fa la figura della progressista illuminata.
Incapace storicamente di essere normale, la destra italiana, o ciò che ne resta dopo la dissoluzione del berlusconismo, si prepara dunque a farsi soggiogare da una sorta d’istinto primitivo xenofobo e a mano armata. Mentre il Paese reale, quello che soffre massacrato dalle tasse, dall’austerità e dalla disoccupazione, si accorgerà presto e amaramente dell’inconsistenza delle proposte di quest’altro pifferaio magico. L’unico a guadagnarci sarà come sempre l’altro Matteo, Renzi, che un avversario così neppure se lo sognava. La solita tragedia nazionale che si tinge di commedia all’italiana.

Il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2015