Duecento anni fa, il 26 febbraio 1815, Napoleone la abbandonò tra le lenzuola del suo letto, nella Palazzina dei Mulini a Portoferraio, prima di lasciare l’isola d’Elba, mettendo fine al suo esilio con una fuga segreta progettata nel dettaglio. Quando lui se ne andò, lei aveva ancora addosso il suo profumo: l’eau de cologne che Napoleone usava sempre durante il bagno mattutino. Lei, la cravate personale di Bonaparte, un quadrato di 72 centimetri di batista bianca, un pregiatissimo lino decorato con la N e la corona imperiale, è rimasta sotto il cuscino di Napoleone fino a che uno dei suoi servitori non l’ha raccolta e, in un passaggio di mani e di generazioni, è arrivata fino a noi. Oggi fa parte di una collezione privata. A mostrarla al pubblico per la prima volta, a Lucca, è l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

La cravate, pezzo da collezione con il dna imperiale
La cravate è un pezzo rarissimo: ne esiste solo un altro esemplare identico, conservato al Musée de l’Armée di Parigi. Un indumento intimo che arrivava direttamente dalla capitale francese, dalla boutique delle signorine Lolive di Beuvry et Compagnie, al numero 61 di rue Neuve des Petits Champs. Erano loro le fornitrici esclusive della biancheria dell’Imperatore. “Napoleone sceglieva tutto personalmente, abiti e accessori. Sapeva cosa voleva indossare, era molto dettagliato in quel tipo di scelte” spiega a ilfattoquotidiano.it Bernard Chevallier, direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau, tra le voci più autorevoli di studi napoleonici, giunto in Italia per certificare il cimelio. “Non ha una valutazione economica, ma è estremamente raro e può incuriosire il mercato degli appassionati. Il collezionismo napoleonico è in crescita. Il cappello di Napoleone è arrivato a valere un milione e 900mila euro. Ma si parla di un simbolo. La cravate è un oggetto privato, porta ancora il dna del proprietario e pure qualche rammendo” afferma Roberta Martinelli, presidente dell’associazione, che punta a esporre nuovamente il cimelio.

L’esilio all’Elba, la moglie e l’amante
Se oggi potesse parlare, la cravate racconterebbe di intrighi, imprese pericolose e amori proibiti. Come quello di Napoleone per la sua amante polacca, la principessa Maria Walewska. Racconta a ilfatto.it Gabriele Paolini, ricercatore di storia contemporanea all’Università di Firenze: “E’ lei l’unica compagnia femminile documentata di Napoleone all’Elba, la sua antica fiamma polacca, che va a trovarlo per due o tre giorni e gli porta il figlio, Alexandre Walewski, un bambino che non assumerà mai il cognome di Napoleone ma ricoprirà importanti ruoli come quello di ministro degli Esteri in Francia. La principessa arriva sull’isola d’Elba in incognito perché Napoleone non vuole che si sparga la voce che mentre aspetta la moglie riceve l’amante. Ma la moglie, Maria Luisa d’Asburgo Lorena, figlia dell’imperatore d’Austria, non lo andrà mai a trovare all’Elba: se ne va a Vienna”.

La prostituta che rischiò di cambiare la Storia
In quei giorni convulsi c’è anche un altro amore segreto che si insinua tra le pieghe della storia: è quello del generale Jean Baptiste Lamourette, comandante della Piazza di Portoferraio, per una prostituta locale, Teresina Papini, una ragazza analfabeta che, senza saperlo, rischiò di cambiare il corso degli eventi. La sua storia, finora inedita, è stata presentata insieme alla cravate imperiale da Paolini. Preoccupata dai tumulti che avrebbero potuto sconvolgere l’Elba con la fuga di Napoleone, Teresina chiese all’amante di poter fuggire. Lamourette la fece salpare di nascosto per il continente, insieme alle sue amiche, violando l’ordine imperiale di non far partire alcuna nave da Portoferraio nei tre giorni successivi alla fuga. Bonaparte doveva scansare la sorveglianza degli inglesi di stanza a Livorno e non voleva che la notizia della sua partenza raggiungesse i nemici prima dell’arrivo in Francia.

Teresina ha la lingua lunga, il poliziotto chiude un occhio
Le prostitute quasi riuscirono a mandare a monte i suoi piani. Giunte a Piombino, infatti, vennero interrogate dalla polizia locale. “Ho trovato il verbale nell’archivio di Stato di Firenze. Raccontarono tutto: che Napoleone era partito con la flotta, quali erano stati i preparativi, ma anche la rotta delle navi, dirette a nord ovest. Il tutto mentre Napoleone era ancora a pochi chilometri dall’Elba: c’era poco vento e le navi a vela andavano lente. Tutta l’operazione del ritorno di Napoleone in Francia è basata sull’effetto sorpresa – aggiunge Paolini – Perciò aveva ordinato in maniera tassativa che nessuna imbarcazione uscisse dall’Elba per tre giorni dopo di lui. Queste prostitute si trovano ad assistere a un evento epocale che raccontano alle autorità. La cosa interessante è che chi le interroga, un certo Pietro Ollivier, di origine francese, della polizia di Piombino, ritarderà la comunicazione di questa notizia a Livorno di un paio di giorni. Evidentemente era un sostenitore di Napoleone e, capendo la situazione, gli ha dato il tempo di allontanarsi. La notizia della fuga di Napoleone arriverà a Livorno, e da lì diramata in tutto il mondo, soltanto la mattina del 1° marzo”.

Il miracolo della fuga, 3 mesi prima della disfatta
Il primo marzo è lo stesso giorno in cui Napoleone arriva in Francia, a bordo dell’Inconstant, ridipinto in fretta e furia come un brik inglese per passare inosservato, al punto che la vernice è ancora fresca quando raggiunge il golfo di Cannes. “L’impresa di andarsene dall’Elba fu una delle più importanti della sua vita, certamente una delle più temerarie. Ha giocato il tutto e per tutto. Era abituato alle grandi decisioni – spiega Roberta Martinelli, già direttrice del Museo nazionale delle residenze napoleoniche dell’isola d’Elba – ma quella notte fu intensa. Se la sua nave fosse stata presa da quelle di Luigi XVIII sarebbe stata distrutta. Fu una specie di miracolo quello che lui riuscì a fare”. Tre mesi dopo, il 18 giugno 1815, si sarebbe combattuta la battaglia di Waterloo. Un evento che non sarebbe mai accaduto se a raccogliere la testimonianza della giovane prostituta fosse stato un poliziotto diverso.