Il degrado, le analisi disconosciute dai laboratori e la mancata manutenzione del depuratore. Così l’amministrazione comunale di Brindisi ha deciso di avviare le procedure per stracciare il contratto stipulato con le ditte che gestiscono il canile, del quale ilfattoquotidiano.it e alcuni giornali locali si erano occupati nelle scorse settimane. Il Comune fa un passo indietro basandosi su alcune delle contestazioni mosse dai media alla Brunda e alla cooperativa Terraviva, che dal novembre 2013 si occupavano della cura degli oltre 600 ospiti della struttura.

La decisione presa dal sindaco Cosimo Consales si basa innanzitutto sulla mancanza di uno dei servizi previsti dal capitolato d’appalto, la manutenzione del depuratore. Un particolare non da poco, perché quell’acqua è stata utilizzata per pulire i box dove vivono i cani. E già a gennaio, il Comune aveva appurato come quell’acqua presentasse “un alto livello di inquinamento di tipo batteriologico” e questo rappresentasse “un pericolo di infezioni per gli animali e gli stessi operatori”. Non solo. A fine dicembre, il sindaco aveva chiesto “al laboratorio dal quale pervenivano le analisi prodotte dalla società Brunda la conferma sulla paternità delle stesse”. Risposta decisamente sorprendente: “Il laboratorio ha risposto che erano ‘reali’ solo due dei citati rapporti mensili – scrive in un comunicato l’amministrazione – e quindi disconoscendo la paternità dei restanti rapporti. Da qui le contestazioni che immediatamente l’amministrazione ha mosso nei confronti dell’affidataria, anche a seguito di numerosi riscontri da cui emerge che il canile versa in una situazione di evidente degrado”.

Il Fatto Quotidiano aveva avuto accesso alla struttura il 27 gennaio scorso, potendo verificare le condizioni di vita degli animali all’interno di alcune aree del canile ridotte fatiscenti e ridotte ad acquitrini. Dodici senatori del Movimento Cinque Stelle, associazioni animaliste e alcuni gruppi di opposizione in consiglio comunale, tramite interrogazioni scritte al sindaco e ai ministri Alfano e Lorenzin, avevano anche avanzato dubbi sulla qualità e la quantità del cibo somministrato agli ospiti, visto anche il forte ribasso con il quale l’appalto era stato assegnato. Rimarcando anche la situazione legata al depuratore e alla mancanza di cucce in almeno cento box. “A tali contestazioni – prosegue la nota del Comune facendo riferimento a depuratore e analisi – il gestore non ha fatto seguire interventi concreti e quindi ricorrono tutti i presupposti per procedere con la risoluzione del rapporto contrattuale per grave inadempimento e malafede”. E proprio in queste ore le associazioni animaliste denunciano un nuovo caso: “Domenica mattina abbiamo tirato fuori un cane in sofferenza a causa di una cardiopatia. Necessitava un ricovero immediato – spiega Paola Suà della onlus Ugda – Bene, abbiamo dovuto ‘intestarci’ l’affido per fornire cure che, secondo l’appalto, dovrebbero essere garantite dalla ditta che lo ha vinto. Nei 900mila euro erogati dal Comune sono compresi anche quei costi. Il cane non stava bene da una settimana, ma nessuno se n’è occupato”.

Twitter: @AndreaTundo1