È accaduto l’altro ieri notte. L’account twitter AnonOps che in genere, oltre a fare monitoraggio, riporta notizie in tempo reale sulle operazioni in corso da parte dei team di Anonymous, ha lanciato delle ‘breaking news’ su un attacco appena avvenuto. Il messaggio iniziava con Tango Down, la consueta formula con cui si dichiara che un’azione di hackeraggio è andata a buon fine, buttando giù un sito web ad esempio. Siamo andati subito a vedere i link a cui rimandava il “lancio d’agenzia”

Si trattava di siti governativi israeliani e l’azione propagandata con gli hashtag #FreePalestine e #OpIsrael è stata rivendicata da Security-511 (@security_511), AnonGhostTeam (@AN0N_AL_AQSA), da #TANGODOWN_HACKED (@TANGO_DOWN_HACK), apparentemente facenti parte della rete di Anonymous. Sul sito gradio.co.il, una stazione radio dedicata ai disabili, è comparsa una schermata inneggiante al Califfato con tanto di accompagnamento musicale, un nasheed jihadista:

GRADIO

 

Altri ancora hanno rivolto a Netanyahu “sberleffi grafici” come questo:

Netanyahu

 

In tutti i retweet che riportano la serie di attacchi iniziata il 24 febbraio e culminata ieri si fa riferimento ad una campagna di hacking diventata ormai quasi “rituale” visto che si ripete da qualche anno sempre in questo periodo, contrassegnata dall’hashtag #OpIsrael. Un’azione lanciata inizialmente da Anonymous in favore della liberazione della Palestina che presto è si è trasformata in una campagna a favore della cancellazione di Israele dal web.

ESTINCTION

Fin dalle prime edizioni, #OpIsrael ha preso di mira mediamente 10.000 siti web in una sola settimana con azioni di hacking, defacement, hijacking e takedown, e ovviamente una attenzione particolare agli oltre 700 siti istituzionali e governativi israeliani.
Stavolta però, dagli scambi di messaggi interni alla comunità di Anonymous, emergono reazioni di sbigottimento e di incredulità di fronte a un’evidenza che ha spiazzato tutti. Ormai è ufficiale: molti membri dei team che fin qui hanno portato avanti le azioni a favore della Palestina sono ufficialmente passati all’Isis:

WTF

Fino a poco tempo fa, lo Stato Islamico pativa un’incolmabile inferiorità tecnica sul piano informatico rispetto ad al-Qaeda che tutt’ora è dotata di programmatori e hacker di altissimo livello. Ora, con queste nuove adesioni, l’Isis comincia a diventare pericoloso anche su questo piano. Abbiamo chiesto spiegazioni ad Anonymous e ci è stato risposto in modo un po’ infastidito che “quegli hacker non fanno parte dell’organizzazione”.

D’accordo. Sarebbe stato più facile, però, ammettere di essere stati un po’ ingenui. Troppa fiducia nella democrazia interna e nella libertà delle persone. E chissà cosa accadrà da adesso in poi. Perché ora ci sono hacker jihadisti in grado di agire secondo gli standard di Anonymous che continuano a utilizzarne l’immagine: su tutti i loro account campeggiano loghi che contengono gli elementi della sua identità visiva, compreso Guy Fawkes, contribuendo ad alimentare la confusione in rete.

A uscirne incrinata è l’immagine di Anonymous. È la prima sconfitta per un’organizzazione ormai leggendaria in cui tanti hanno riposto le ultime speranze di libertà e di democrazia nel mondo. D’altra parte, nemmeno la comunità di Wikileaks se la passa così bene, divisa com’è in due fazioni: quelli che adorano Assange come una divinità e i “laici”. La grande libertà e la grande democrazia che si vivono all’interno di queste organizzazioni sono, allo stesso tempo, la loro forza e la loro debolezza.

Anonymous è senza dubbio il brand che più di tutti incarna il nostro desiderio di un mondo migliore. Purtroppo anche l’Isis si sta proponendo come brand, con un’idea di “mondo migliore” assolutamente opposta alla nostra. Ma sa propagandarla così bene da riuscire addirittura a portare via hacker ad Anonymous. Nessuno, in effetti, si aspettava che venissero adottate logiche di marketing anche nel cyberspazio. È quello che sta facendo l’ISIS cogliendo tutti di sorpresa.