“Allora il Dna c’è”. “La scienza non sbaglia”. Il colloquio tra Ester Arzuffi e il figlio, Massimo Giuseppe Bossetti, costituisce un clamoroso retroscena sull’omicidio di Yara Gambirasio, per cui il muratore di Mapello si trova in carcere dal 16 giugno scorso. La Procura ha considerato come prova regina proprio quella del Dna trovato negli slip della tredicenne, considerato compatibile con quello di Bossetti. Compatibilità che la difesa ha sempre contestato. Ma da quanto riporta il Corriere della Sera per la prima volta si evince che anche lo stesso Bossetti è convinto dell’infallibilità della prova scientifica.

La discussione nella struttura bergamasca trascritta nei verbali, avvenuta lo scorso 8 novembre, si basa sulle accuse del figlio alla madre per avergli mentito sul suo padre naturale. Gli inquirenti erano infatti risaliti a Bossetti perché il Dna corrispondeva a quello di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno deceduto nel 1999, che avrebbe avuto una relazione con Ester Azzuffi. La donna, sostenuta dal marito, nega categoricamente di aver conosciuto il presunto padre biologico di Massimo: “L’ho saputo il giorno del tuo arresto che ero l’amante del Guerinoni. Io non l’ho mai visto. Sì, allora il Dna c’è – ammette – però io dico, io sicuramente di mio con le cure che abbiamo fatto noi, non so, però il Dna c’è, non smentisco”.

“Lì non puoi smentire. Solo tu sai la verità, mamma”, risponde il figlio, che aggiunge: “Perché allora tutti i miei 21 cromosomi corrispondono ai 21 cromosomi del Dna di Guerinoni? Lì è al cento per cento -conclude – non puoi sbagliare”.

In attesa dell’inizio del processo per l’omicidio di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita esattamente tre mesi dopo, si complica la posizione di Massimo Bossetti. Gli indizi più pesanti, oltre alla prova del Dna, riguardano il filmato che riprende il suo furgone Iveco Daily parcheggiato davanti alla palestra dove la ragazzina fu vista per l’ultima volta e la compatibilità tra i fili trovati sui leggings della tredicenne e quelli dello stesso furgone. In più, secondo l’accusa il muratore di Mapello sarebbe inchiodato anche dalle ricerche su internet incentrate su minorenni e la testimonianza di una donna che dice di averlo visto in compagnia di una ragazzina, l’estate precedente alla scomparsa di Yara Gambirasio.

Il tutto arriva ventiquattro ore dopo la rivelazione, sempre nei verbali, dei dubbi della moglie Marita Comi sulla sua innocenza: “Tu eri lì. Non puoi girare lì tre quarti d’ora, a meno che non aspettavi qualcuno – gli grida durante un colloquio dal carcere – Non mi hai mai detto che cosa hai fatto quella sera!”.