Abbandonati dal mondo del calcio, lasciati soli nel momento più buio da coloro che avrebbero dovuto vigilare sul sistema. Il giorno dopo la decisione di non scendere in campo contro il Genoa, i giocatori del Parma puntano il dito sui vertici di Lega Calcio e Figc. Su chi sapeva da tempo e non ha parlato, e su chi ora sta lasciando andare la nave alla deriva, senza intervenire come dovrebbe. “Se abbiamo scelto di non scendere in campo non è per un discorso economico, ma per quello che sta succedendo in questi mesi – ha detto l’allenatore Roberto Donadoni in una conferenza stampa convocata insieme al capitano Alessandro Lucarelli – Dobbiamo chiederci perché e come si è arrivati a questo punto, c’è bisogno che qualcuno oggi si prenda la responsabilità di quello che è successo, perché finora nessuno lo ha fatto”. Il dito è puntato sui vertici delle istituzioni calcistiche, che a parole hanno pensato a un modo per salvare il campionato, ma che tra Parma e Collecchio ancora non si sono fatti vedere. La Figc ha accordato il rinvio della partita contro il Genoa, la Lega ha fissato per il 6 marzo un’assemblea in cui si discuterà della crisi della società crociata, ma “non so nemmeno se ci arriveremo, al 6 marzo, e questo forse significa che per qualcuno il problema Parma non è così importante – sbotta Lucarelli – Avevamo chiesto interesse e tutela dalle istituzioni calcistiche, ma nessuno si è interessato a noi, al di fuori dell’Aic e dell’Associazione allenatori. Per il resto, nessuno dei vertici federali si è schiodato dalla poltrona per venire a vedere cosa succede qui. Se qualcuno si fosse interessato, avremmo pagato noi la trasferta a Genova, avevamo anche trovato uno sponsor, ma non ha senso farlo”.

È la seconda domenica consecutiva che il Parma non scende in campo, dopo il primo rinvio dovuto alla mancanza di risorse del club emiliano per tenere aperto lo stadio Tardini. In solidarietà ai calciatori e ai dipendenti, su iniziativa dell’Aic, tutte le squadre della serie A hanno deciso che domenica scenderanno in campo con un quarto d’ora di ritardo. Gli unici a non giocare saranno i calciatori del club crociato, anche se gli allenamenti nel centro sportivo di Collecchio proseguono in modo regolare, e anche sabato mattina, prima della conferenza stampa, la squadra ha corso e tirato sui campi a pochi chilometri dalla città ducale. Si vive alla giornata aspettando il 6 marzo, mentre gli ufficiali giudiziari smantellano il centro sportivo, pignorando lo spogliatoio, le panchine, i computer e i mezzi in dotazione alla società. “Siamo costretti ad arrangiarci, ci sentiamo un po’ come una carogna in mezzo al deserto. La cosa brutta sarebbe accorgersi che intorno a noi ci sono solo gli avvoltoi e gli sciacalli” prosegue mister Donadoni, che invita i vertici del sistema a calcio a non mettere una pezza, ma a “intervenire in maniera forte e radicale per fare in modo che queste cose non succedano più, al Parma ma anche a società più piccole di cui non si parla”.

I segnali che dovevano arrivare dal nuovo presidente Gianpietro Manenti non hanno dato le certezze attese. Il nuovo patron ha incontrato la squadra mercoledì 3 marzo, ma le sue solite promesse non hanno convinto i giocatori né il sindaco Federico Pizzarotti, che sta valutando la chiusura del Tardini. Il destino della società per ora è nelle mani dell’imprenditore, anche se la sua breve storia alla guida del Parma sta assumendo contorni surreali, a partire dai bonifici promessi e mai accreditati. Come se non bastasse, venerdì 27 all’uscita dal municipio il patron è stato aggredito e insultato da un gruppo di tifosi, e da un controllo della polizia che lo ha scortato mentre si allontanava dalla folla inferocita, la sua auto è risultata in fermo amministrativo.

Ma Manenti è l’ultima delle persone su cui ora se la prende la squadra: “Non è lui che ha portato il Parma in questa situazione – ammette Lucarelli – anche se ora è lui l’unico che forse può fare qualcosa”. Il j’accuse è rivolto soprattutto gli ex amministratori, dal presidente Tommaso Ghirardi che continua a negare le proprie responsabilità, a chi sapeva del dissesto finanziario e non ha denunciato, fino ai vertici delle istituzioni calcistiche. Al punto che alla luce di quanto successo, i dubbi gettano un’ombra anche sulla tanto discussa esclusione del Parma dall’Europa League: “Forse la nostra esclusione non è stata cosa così casuale – aggiunge Donadoni – mi viene da pensare che se fossimo andati in Europa, gli organi competenti internazionali, non quelli italiani, avrebbero messo il naso nel Parma e probabilmente anche le leghe avrebbero dovuto dare risposte. La cosa più semplice era escludere il Parma e salvare capra e cavoli. Così noi siamo stati gli unici a rimetterci”.