Espulsi, scomunicati, critici o semplicemente malcontenti. I delusi del Movimento 5 stelle si sono dati appuntamento al Palacongressi di Firenze per l’incontro “Verso la Costituente”. Iscritti oltre 250 da tutta Italia, presenti quasi tutti. Tra loro molti parlamentari oggi al gruppo misto, ma anche consiglieri comunali e regionali. L’obiettivo dicono è quello di riunire le forze e pensare ad un futuro comune. “Escludiamo assolutamente di entrare nel Pd“, dice uno dei leader (anche se smentisce di esserlo) Walter Rizzetto. Non vogliono essere la stampella della maggioranza o di altre formazioni politiche, ma resta il problema di riuscire a contare qualcosa oltre Beppe Grillo. “Noi siamo una componente“, continua Rizzetto. “siamo all’opposizione del Governo. C’è grande bisogno di opposizioni perché mi pare ci sia un difetto di democrazia, infatti Renzi è un pigliatutto”.

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Il metodo e i discorsi sono quelli del Movimento 5 Stelle da cui ora però non fanno più parte, almeno formalmente. E’ la prima volta che si incontrano così tanti ex, tutti nello stesso luogo per pensare ad un progetto nuovo e farlo tutti insieme. A pesare sono le assenze: non ci sono i volti simbolo della prima dissidenza grillina come Giovanni Favia, Federica Salsi o Valentino Tavolazzi. Ma non c’è nemmeno Federico Pizzarotti: il sindaco M5S di Parma è in buoni contatti con molti dei parlamentari fuoriusciti (lo conferma anche Rizzetto alle telecamere del fatto.it), ma per il momento non ha intenzione di lasciare la casa di Grillo. Tra i parlamentari presenti in sala: Samuele Segoni, Marco Baldassarre, Tancredi Turco, Eleonora Bechis, Sebastiano Barbanti, Alessandra Bencini; Maurizio Romani, Massimo Artini, Mara Mucci. “I traditori”, spiega Segoni, “dei valori in cui credevamo, sono quelli rimasti nel 5 Stelle. E’ diventata una realtà chiusa e autoreferenziale, molto diversa da quella per cui sono entrato in politica. E qua ci sono non solo ex grillini ma anche persone che si vogliono avvicinare ex novo alla politica, e per farlo hanno scelto noi”.

Tanti anche i rappresentati di gruppi locali: Miriam Amato (consigliera comunale di Firenze), Florina Beakovich (Friuli Venezia Giulia), Mary Scornaienchi (Calabresi in Movimento), Corrado Di Puccio (Genova),  Luigi Senatore (gruppo civico di Cava dei Tirreni), Mark Supecar (Liberi Cittadini di Lucca), Ivano Spano (Democrazia Locale), Giorgio Tempesti (Rete dei Cittadini), Alessandro Niccoli (consigliere comunale di San Miniato), Andrea Cabassi (Liberi Cittadini Italia Emilia Romagna), Alessandro Gallo, (Comitato Italiano Popolo Sovrano).

Tra i parlamentari dimissionari in protesta per le espulsioni M5S c’è Maurizio Romani: “Bisogna lavorare”, dice nel suo intervento, “per tornare a ricollegare la democrazia partecipata a quella rappresentativa. Bisogna tornare sul territorio, non per parlare alla pancia della gente per prendere il 20 per cento ma per lavorare su temi veri, reali, le disuguaglianze, la salute, lo studio della risoluzione dei problemi economici del Paese che di sicuro non può essere l’uscita dall’euro. In questi anni dal Movimento è stata praticata solo opposizione dura e solitaria e dunque è costantemente finito in un angolo, privo della possibilità di incidere. Noi vogliamo andare oltre, fare altro, essere altro rispetto a questo”.

L’assemblea è il primo passo per valutare se ci sono le energie necessarie per creare una nuova formazione politica e partecipare alle prossime elezioni. Intanto hanno escluso di essere pronti per candidarsi alle prossime elezioni Regionali (“non avremmo il tempo per organizzarci”) e si sono ridati appuntamento al 29 marzo prossimo a Milano. I tavoli di lavoro sono tre: uno dedicato alla piattaforma per la partecipazione dal basso, l’altro per discutere delle tematiche e l’ultimo dell’organizzazione generale. Tra le questioni da affrontare anche il ruolo dei parlamentari, soprattutto quello del gruppo “Alternativa Libera”: sono gli ultimi dieci fuoriusciti M5S e sono loro i più presenti e attivi sul fronte del “nuovo Movimento”. “Noi vogliamo”, spiega Tancredi Turco, “continuare a essere opposizione intransigente, ciò però non vuol dire che un dialogo con le altre forze non ci debba essere, sia con le forze di opposizione, sia di governo. Non si può sempre urlare al complotto”.