L’economo dell’arcidiocesi Gianluigi Nuvoli e il presidente della Faac Andrea Moschetti andranno a processo per simulazione di reato. I due sono accusati di aver finto due forzature di serratura nel periodo in cui si discuteva la spartizione dell’eredità di Michelangelo Manini. Il proprietario della multinazionale dei cancelli, scomparso a marzo 2012, aveva lasciato all’arcidiocesi il suo patrimonio di 1,7 miliardi (compresa la maggioranza delle azioni del gruppo).

Le effrazioni risalgono ad un periodo in cui il compendio ereditario era sotto sequestro per la causa civile avviata dai parenti dell’imprenditore che contestavano l’autenticità dei testamenti. L’accusa riguarda due effrazioni denunciate nel 2013, una nello studio legale dove Moschetti lavorava come avvocato, la seconda nella villa dove viveva Manini. L’estate scorsa le parti hanno raggiunto un accordo con una transazione di 60 milioni ai familiari, e la conseguente rinuncia all’azione civile. Si è conclusa poi con un’archiviazione del Gip l’inchiesta per tentata estorsione che aveva visto indagati quattro avvocati legati ai parenti di Manini, nata da una denuncia della curia che aveva segnalato pressioni.

Con un atto del pm Massimiliano Rossi, vistato dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, i due sono stati citati in giudizio e sarà fissata la prima udienza in tribunale. Si tratta di un atto di citazione diretta a processo dato che il reato non prevede il vaglio del giudice per l’udienza preliminare. “Il rinvio a giudizio”, hanno commentato gli avvocati Cesarina Mitaritonna e Alessandro Armaroli, “non ci meraviglia ma non aggiunge concretezza all’ipotesi dell’accusa. Un rinvio a giudizio non ha mai impedito alle persone di essere assolte”. Anche il cardinale e arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra ha mandato il suo messaggio: “Non sono sorpreso di quanto apprendo dalla stampa. Confermo la stima e la fiducia piena nei confronti di monsignor Nuvoli e dell’avvocato Moschetti, dei quali ho sempre apprezzato il serio e onesto operato”.