A Milano è tempo di esordi. Mentre il fashion system si muove all’impazzata nel triangolo della moda, c’è chi può godersi i primi frutti del proprio lavoro. È il caso di Paula Cademartori, 30 anni, brasiliana di nascita e italiana di adozione. A soli trent’anni la designer, diventata celebre in tutto il mondo grazie alle sue inconfondibili borse multicolori (viste al braccio di star come Jane Fonda), si prepara a presentare anche la sua prima collezione di calzature. “Amo le scarpe, le disegno fin da quando ho sette anni – racconta a FQ Magazine –. Per me questo è un passaggio fondamentale legato alla voglia di espandere il mio brand”. Le borse sono ormai il suo marchio di fabbrica, ma per le scarpe cosa dobbiamo aspettarci?: “Ho preparato una collezione che alterna biker e tacchi alti – spiega -, ma per me è fondamentale che tutti i modelli siano sensuali, colorati e femminili”.

Una natura poliedrica, dunque, proprio come la sua: “Le mie creazioni sono un mix tra la mia anima brasiliana e quella italiana: disegno sempre pensando a una donna globale”, racconta. Ma quanto coraggio c’è voluto per investire in Italia in tempi così difficili?: “È vero c’è la crisi, ma quando uno ha un progetto e ci crede non esistono scuse per non portarlo a termine”, spiega. Anche perché l’Italia offre ancora molti vantaggi: “Siete l’unico Paese al mondo che sa produrre ed esportare il lusso”. Parola di una designer che negli ultimi cinque anni ha avuto modo di toccare con mano numerose realtà italiane: “Per me è incredibile andare in fabbrica e confrontarmi con i maestri artigiani che lavorano la pelle da decenni – ammette -, mi permette di capire come migliorare i miei prodotti”. Sorridente e dinamica, la Cademartori è refrattaria alla parola successo e preferisce tenere i piedi ben piantati per terra: “Mi considero una lavoratrice che s’impegna tutti i giorni per fare il suo meglio”, spiega. Una soddisfazione, però, se l’è tolta: “Vedere questo marchio crescere con più prodotti mi rende molto felice”, ammette.

Esordio assoluto, invece, per il brand CO|TE, nato nel 2010 dall’estro di due giovanissimi designer, Francesco Ferrari e Tomaso Anfossi. “Vedere il nostro nome sul calendario della fashion week milanese è un’emozione grandissima”, raccontano a ilfattoquotidiano.it. Per i due stilisti, entrambi diplomati all’Istituto Marangoni, questo è un punto di arrivo e di partenza: “E’ un motivo per crescere ancora di più e metterci alla prova”, ammettono. Per il prossimo autunno/inverno Ferrari e Anfossi sono partiti da un’idea ben precisa: il Botanical techno. “Abbiamo unito un tema ispirato vicino alla natura con uno più moderno come la tecnologia – spiegano -. Nella collezione ci sono piante e minerali reinterpretati attraverso una chiave grafica particolare”.  Giovani sì, ma con le idee chiare su tutto, anche sui tessuti da utilizzare: “Privilegiamo sempre il jacquard – raccontano -, in questo modo quando una donna tocca un nostro abito prova sempre una sensazione forte”. Anche questo è un modo per rendere unico il loro brand: “Il successo arriva quando il cliente riesce a riconoscere il marchio di un capo senza guardare l’etichetta”, spiegano. Oggi farsi spazio nel mondo della moda non è facile, ma la gavetta resta una tappa fondamentale: “Non basta più saper solo disegnare, bisogna avere sempre un occhio aperto sulle esigenze del pubblico”, spiegano.

Lo sa bene Vivetta Ponti, mente e mano del brand Vivetta, anch’esso al suo esordio sulle passerelle milanesi. Un debutto in cui c’è lo zampino di Giorgio Armani. Lo show della giovane designer, infatti, sarà ospitato dagli spazi del Teatro Armani per volontà dello stilista piacentino. Anche il suo è stato un percorso a tappe, con una fermata nei laboratori di Roberto Cavalli. Ora, però, per Vivetta è arrivato il tempo di camminare da sola. Ma qual è stata l’ispirazione per questa collezione? “La psichedelia surreale – spiega la stilista a FQ Magazine -. Nei miei abiti c’è una grande varietà di colori e tessuti: si parte dall’organza e dalla seta ricamata per arrivare allo scuba e al crepe bistretch”. Al pari dei suoi colleghi, anche per Vivetta la fase dello studio è centrale, ma c’è dell’altro: “E’ fondamentale fare ricerca sui libri e sul web, l’importante però è restare sempre fedeli al proprio stile”.