Premono alle frontiere italiane, vogliono entrare. Sono esausti del loro peregrinare in giro per il mondo, la miseria non la sopportano più. La destra è già in allarme, ma c’è un problema: non sono profughi, sono i diplomatici italiani che chiedono di tornare in massa a Roma. A darne notizia è un’autorevole fonte sindacale. Si tratta di Mario Vattani, il console fascio-rock. Ebbene sì, Katanga –  come lo chiamano i sodali di Casa Pound – non solo è rientrato al ministero dopo la sospensione legata al il video che lo ritraeva a cantare “Alzeremo bandiera nera”, accompagnato dal suo gruppo Sottofasciasemplice. Dopo il reintegro, con stipendio fino a 130 mila euro l’anno, è entrato pure nella segreteria del sindacato unico dei diplomatici.

Il 4 febbraio scorso Vattani, a sorpresa, è stato eletto membro del consiglio del Sindmae. Si affida a lui, dunque, il sindacato che al tempo dello scandalo lo trattò da reietto, diramando questa nota: “La gravità di un comportamento che risultasse riconducibile all’apologia di fascismo in luogo pubblico da parte di un alto funzionario dello Stato è tale da non poter essere minimizzata né tralasciata. Il SNDMAE ritiene non accettabile che venga gettata un’ombra sulla fedeltà dei diplomatici italiani ai valori fondanti della Repubblica”. Si dice che solo gli stupidi non cambiano idea. E così, in un attimo, Vattani è passato dal microfono alla penna. Dopo aver pubblicato su Libero un racconto sugli “uomini che hanno pestato la coda della tigre”, concede il bis presentando ai lettori la sua “piattaforma politica” che si traduce in una difesa a spada tratta dello stipendio, il suo e quello dei colleghi, che sono tra i più alti al mondo. Mai abbastanza, a quanto pare, per chi li riceve.

Ne riprendiamo qualche passaggio. “Il nostro personale inviato all’estero – quello per esempio che in questi giorni è rimasto fino all’ultimo in Libia e in Yemen per difendere gli interessi italiani – subirà decurtazioni del 20% su tutte le voci di spesa necessarie al servizio”, scrive il sindacalista Vattani. Ma sarà poi vero? Come spesso capita, la percezione degli affanni delle feluche non sembra collimare con la realtà dei numeri. E’ vero che dal primo luglio è in vigore la nuova normativa sull’indennità di servizio introdotta con la Legge di Stabilità. Ma Vattani, che lamenta campagne di disinformazione sul trattamento economico della categoria, dimentica di ricordare che la norma introduce anche un nuovo “contributo per le spese di abitazione” con il quale si copriranno i costi d’affitto di un appartamento con le dovute caratteristiche di sicurezza e “decoro”.

In tasca al diplomatico in missione restano più o meno gli stessi soldi. La riprova si ha nel fatto che il capitolo di bilancio che copre le indennità all’estero del personale del Ministero è diminuito da 300 milioni a 278 negli ultimi due anni, del 20% negli ultimi cinque ma ciò è avvenuto perché sono diminuiti i dipendenti non diplomatici. I risparmi veri sono stati in realtà ottenuti  con il blocco delle assunzioni del personale non diplomatico e con i numerosi pensionamenti (1.000 dipendenti in meno di dieci anni). E sono stati tutti spesi in questi ultimi cinque anni per mantenere le altissime retribuzioni del personale diplomatico a Roma e all’estero e per finanziare le nuove assunzioni in deroga rispetto alle altre amministrazioni dello Stato (il famoso concorso per 35 posti).

Vediamo gli effetti reali della riforma con degli esempi. Il nostro ambasciatore a Londra, che ora guadagna ogni mese 16.464 euro di indennità di servizio all’estero più 5.385 euro di stipendio mensile, dal 1° luglio 2015 passerà a circa 12.500 euro, più il contributo per coniuge e figli a carico, più i 5.385 euro di stipendio. Inoltre, grazie alla nuova legge sull’attività promozionale dell’Italia all’estero (i commi 1 e 2 dell’articolo 16-bis del decreto-legge n. 66/2014 per l’abolizione dell’assegno individuale di rappresentanza) l’ambasciatore disporrà a sua discrezione di un notevole gruzzolo di denaro per cene, cocktail, feste e acquisti alimenti e bevande secondo la sua volontà senza altro controllo. Questo gruzzolo costerà al contribuente italiano 15 milioni per il 2015 e 13 milioni per il 2016. Il numero due di una nostra Ambasciata, così come il numero tre o quattro etc. (ci sono ambasciate con dodici diplomatici e più)  non subirà sostanziali diminuzioni, salvo un possibile 5% in meno perché dovrà pagare più tasse, ma stiamo parlando di funzionari che guadagnano sugli 8-10mila euro al mese netti a seconda delle sedi.

Vattani però insiste sulla flagellazione dei diplomatici. E prefigura fin d’ora un’ondata di rimpatri da parte di funzionari della diplomazia con la valigia di cartone in mano. “L’unico risultato di questo risparmio (quello relativo al taglio dell’Ise, ndr) è che sarà più difficile lavorare in una situazione già insostenibile, e già arrivano le richieste di rientro anticipato dalla rete estera”, assicura Vattani. Di più, nel suo pamphlet l’ex console denuncia già “un calo delle domande di trasferimento dei diplomatici all’estero”. E qui è direttamente la Farnesina a smentire il suo dipendente assurto a megafono dei colleghi:  “Non risulta alcuna diminuzione. Al contrario, nell’ultima lista diplomatici, cioè i posti disponibili oltreconfine, è aumentata la percentuale di copertura dei posti all’estero”. La fuga dalle ambasciate, quindi, l’ha vista solo Vattani. Che potrebbe prenderla da spunto per il prossimo racconto di fantasia.

Riceviamo e pubblichiamo
Con riferimento all’articolo si precisa che il Ministro Plenipotenziario Mario Vattani, pur membro del Consiglio sindacale, non è il Segretario del SNDMAE, come erroneamente si potrebbe dedurre dal testo. Distinti saluti, la Segreteria del Sndmae. 

La risposta dell’autore
La dicitura non poteva essere in alcun modo fraintesa, dato che la carica ricoperta da Mario Vattani a membro della segreteria del Sndmae era indicata espressamente una riga sotto la frase “si è presso pure la segreteria”. In ogni caso provvediamo a modificarla per evitare una “erronea deduzione dal testo”. Nel venire incontro alla richiesta constatiamo l’insistenza con cui il sindacato che ha nominato il sig. Vattani il 4 febbraio cerchi ora di contenere e ridimensionare tale accostamento. Atteggiamento legittimo e forse comprensibile, ancorché tardivo.
TM