Qual è il fil rouge che lega il premio Nobel Dario Fo a Nancy Dell’Olio, celebrity nel dna? Diametralmente agli opposti, hanno una viscerale passione per Lucrezia Borgia. Il primo ha debuttato nella narrativa con ‘La figlia del Papa‘ (e sempre edito da ChiareLettere è fresco di stampa ‘C’è un re pazzo in Danimarca‘, una storia intrigante di amori e complotti all’ombra del secolo dei Lumi). Nancy, invece, ha debuttato nei panni di una Lucrezia Borgia “contemporanea” al Teatro Parioli di Roma (a cura di Elisa Greco). In scena un vero e proprio processo alla Storia: presidente della Corte, pubblico ministero e avvocato difensore hanno discettato su Lucrezia, innocente o colpevole. Avvelenatrice con una girandola di mariti e amanti o solo vittima di pregiudizi?

Dal suo camerino – soffocato da mazzi di rose rosse e una copia del best seller di Fo al quale Nancy si è ispirata – ammette: “E’ stata proprio la lettura de ‘La Figlia del Papa’ a folgorarmi. Tre mariti (uno assassinato), otto figli legittimi, uno illegittimo, l’ammirazione incondizionata dei suoi contemporanei, perfetta castellana rinascimentale. Il tutto in 39 anni. Comunque, donna trasgressiva che ha rotto gli schemi e remava controcorrente, proprio come l’ha descritta il maestro Fo. Che spero mi venga a vedere a teatro”, chiosa.

Nancy è nata a New York, ma a cinque anni il padre ritornò a vivere a Bisceglie in Puglia, una vita abbracciando due oceani, in bilico tra due culture. Nancy conosce tutte le regole dell’attrazione immediata e che offre il suo cuore a operazioni umanitarie in Medio Oriente di cui è stata consulente con l’amministrazione Blair. Nancy, bersaglio facile di gossip ai tempi della sua lunga e tormentata love story con Sven Eriksson, tra i manager più potenti del calcio business, che vola un week end in Australia solo per fare pace. “Come andò a finire?”, chiedo. “Siglammo una tregua fra i bisticci. Era gelosissimo, pensava che avessi un altro uomo. Non ho mai visto nessuno piangere tanto”, ricorda.

Tutti conoscono la Nancy jet setter, pochi sanno dell’altra faccia della medaglia, laureata in legge, avvocato penalista. “Come hai difeso Lucrezia nel Processo alla Storia?”, le chiedo. “Con verità storiche e documentate”, risponde e aggiunge: “Lucrezia, naturalmente innocente, fu vittima di pregiudizi e maldicenze. Fu invece una grande protagonista, affascinante ed enigmatica del Rinascimento. Lucrezia donna perversa e manipolatrice, strumento perverso senza volontà, merce di scambio per le ambiziose mire del padre papa Alessandro VI”.

“Come ti sei identificata in lei?”. “Fu una donna di forte personalità e passione, che – sottoliena – si è destreggiata con intelligenza per vivere nel suo momento storico. Cercando di non essere vittima. Invece colpevole in un mondo maschilista. Ammiro il suo coraggio (ti prego di scriverlo con la C maiuscola) di fare scelte non convenzionali e affrontarne le conseguenze. Un po’ come me che sono uno spirito libero. Ma non posso vivere diversamente”.
“La vita per te è ancora un ‘Beautiful game’, come il titolo della tua biografia?”. “Adesso – chiosa – lo è ancora di più”.

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