C’era una volta, in una galassia lontana, lontana, il pianeta Montesquieu, dove un’antica civiltà giuridica aveva addomesticato il mostro beluino del Dominio Incontrollato creando un saggio equilibrio tra i poteri (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario), che si controllavano e bilanciavano a vicenda.

Poi ci fu l’invasione degli ultracorpi venuti dallo spazio, per sovvertire l’ordine democratico: la comparsa di creature replicanti all’interno di enormi baccelli, che crescevano fino a creare copie senza sentimenti ed eliminavano gli originali.

La data fatidica fu il 1973, quando l’aumento del prezzo del petrolio e le prove generali con il colpo di Stato in Cile attirarono la discesa di quegli esseri, grazie al diffondersi della convinzione imbelle che la democrazia era diventata un lusso insostenibile (tesi messa a punto nel club di marpioni detto Trilateral). Presto l’intero pianeta ne fu travolto, mentre gli avatar inumani procedevano nell’invasione.

Economic summit french-italian at elysee palace

Nella Terra detta di Beccaria, l’apparizione della prima “cosa venuta dallo spazio” prese forma in un omone calvo denominato in codice “Craxi 1983-87”. Con il suo avvento al potere – durato cinque anni (appunto, 1983-1987) – furono sperimentate le prime armi lessicali per travolgere ogni resistenza. Parole dal suono dolcissimo come “governabilità”, la promessa di buona amministrazione e mitiche riforme grazie alla concentrazione del potere nell’Esecutivo, divenne il grimaldello per conquistare le menti degli indifesi. Ma anche per saccheggiare le casse dello Stato. Sicché una guerra di liberazione partita da Milano scacciò il primo ultracorpo, che trovò rifugio attraversando il Mediterraneo per raggiungere sponde in cui l’assenza di estradizione gli assicuravano l’impunità.

La successiva calata si materializzò in un pupazzo plastificato taglia mignon – sigla “Cavaliere 1816” (riferimento al check-up ideologico eseguito dalla ditta Gelli di Arezzo) – che rinnovò l’arsenale del predecessore inserendo il carico da novanta della “rivoluzione liberale” e perseguendo l’aggressione al sistema-Montesquieu con l’abbinamento dell’attacco al potere Legislativo con quello al Giudiziario. Nonostante l’adozione di metodi senza pudore e l’aggregazione di tutte le forze oscure presenti nelle viscere del Paese, il Cavaliere fu travolto dal ridicolo e spolpato vivo da torme di escort con cui aveva creato la propria corte in quel di Arcore.

La terza – recentissima – discesa avviene con le fattezze di un ragazzone col ciuffetto e una manciata di nei, che si aspira tutte le acca: modello “Cyborg Superbone Renzman” (ormai gli ultracorpi hanno adottato come gergo un inglese maccheronico, con cui riciclano le loro patacche mortali nel pop più stantio).

Reso edotto dai precedenti fallimenti, il baccello cresciuto sulle rive dell’Arno ha portato a termine l’opera incompiuta dei predecessori: il Legislativo è stato spianato privandolo della legittimazione elettorale (devastanti i casi del Senato e delle Province, dove gli organigrammi sono calati dall’alto) mentre il Giudiziario non è più in condizione di nuocere dall’imprigionamento dei giudici nella gabbia della responsabilità civile (chi non è soddisfatto di una sentenza li può denunciare).

Un successo che nasce da un’attenta ritaratura della strategia su due fronti: annichilimento di ogni opposizione sociale attraverso l’autorizzazione al licenziamento (Articolo 18, Jobs Act), compimento della personalizzazione dell’Esecutivo in un sultanato dell’Uomo del Destino, in cui i componenti delle varie squadre di governo si riducono a spettatori plaudenti. Ma sempre raccontandola illusionisticamente: la precarietà diventa creazione di nuovo lavoro, la solitudine del Ras si giustifica con le presunte regole del parlamentarismo.
Un’operazione finora irresistibile, che trae forza dal fatto che, quando non ci sono idee sul come risolvere i problemi, bisogna immediatamente rinforzare i controlli per mettere a tacere l’indignazione.