Usa, Regno Unito e Ue non vogliono fornire armi all’esercito, ma nel paese nordafricano “sono arrivati anche i miliziani di Boko Haram“. E’ l’allarme lanciato da Abdullah Al Thani, premier del governo di Tobruk, interlocutore della comunità internazionale nella crisi libica, il giorno dopo che il Parlamento eletto del Paese ha sospeso la sua partecipazione al dialogo mediato dalle Nazioni Unite e mirato a mettere fine alla crisi politica. Intanto a Tripoli è stata uccisa Intissar Al Hasaari, attivista per i diritti umani.

“Purtroppo la comunità internazionale e soprattutto gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione europea hanno rifiutato di armare l’esercito libico – ha detto Al Thani – l’Alba libica (milizie che appoggiano il governo di Tripoli, non riconosciuto dai Paesi occidentali, ndr) fa parte di gruppi militanti islamisti che ricevono armi, munizioni e forniture da tutto il mondo. Ma l’America e il Regno Unito hanno altre idee, contro gli interessi del popolo libico”, ha spiegato il premier,  fornendo al mondo un quadro sempre più allarmante di destabilizzazione e rischi in cui versa il suo Paese, anche nel tentativo di accelerare gli sforzi internazionali per la Libia. Al Thani ha lanciato anche un altro allarme: in Libia “ci sono anche i miliziani di Boko Haram”, il gruppo terroristico attivo in Nigeria che ha aderito al jihadismo dello Stato Islamico. Il capo del governo di Tobruk ha anche lanciato un’accusa all’Occidente: quella di aver “chiuso un occhio” sul contrabbando di armi e di “sapere” che questo traffico coinvolge le milizie filo-islamiche al potere a Tripoli.

Che il confine sud della Libia con il Ciad e il Niger sia un colabrodo, da dove passano criminali e migranti in fuga, è ben presente alle cancellerie occidentali, in particolare alla Francia che dalla sua posizione in Mali ha avvertito, nei mesi scorsi, del pericolo di infiltrazioni terroristiche attraverso il deserto. Lo stesso Al Thani aveva avvisato già alcuni giorni fa che Isis e Boko Haram stavano raggiungendo gli altri gruppi terroristici libici e che si stavano avvicinando alla Tunisia.

Tripoli, uccisa attivista dei diritti umani Al Hasaari
Una attivista libica è stata uccisa oggi in un agguato a Tripoli. Lo riferiscono amici della donna, che si chiamava Intissar Al Hasaari. E’ stata colpita mentre era a bordo della sua automobile, insieme a una zia. Intissar aveva fondato l’Enlightenment Group, che ha guidato alcune dimostrazioni contro le milizie armate della capitale.

Interrotta la trattativa Onu: rinviati i colloqui in Marocco
È stata rinviata a data da destinarsi la ripresa del dialogo nazionale libico, cioè dei colloqui fra le parti mediati dall’Onu, che era in programma per giovedì in Marocco. A deciderlo è stata la Missione di appoggio delle Nazioni unite per la Libia (Unsmil) poche ore dopo che il Parlamento riconosciuto internazionalmente, con sede a Tobruk, aveva annunciato la sua intenzione di non recarsi in Marocco dicendo che, a suo parere, non c’erano le condizioni sufficienti per giungere a un accordo di rinconciliazione come voluto dall’Onu. La conferma del rinvio giunge anche da Saleh al Majzum, deputato del Congresso nazionale generale facente capo al governo ribelle insediato a Tripoli e non riconosciuto dalla comunità internazionale.

La riunione in Marocco era stata organizzata dall’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, con incontri unilaterali con ognuna delle parti e sarebbe dovuta essere la continuazione dei contatti avviati a gennaio a Ginevra. Le conversazioni si erano trasferite a febbraio nell’oasi libica di Ghadames su espressa richiesta dei ribelli con sede a Tripoli. In questa cornice ieri Bernardino Leon era andato in visita in Algeria per cercare l’aiuto del Paese, che si oppone fermamente all’intervento militare straniero in Libia, tramite la sua influenza nella regione.

L’Isis, intanto, mette al bando tutte le parti. Un proclama firmato dalla “brigata Battar“, principale formazione del califfato in Libia, ripreso dai media libici, definisce “infedeli” sia il governo di Tobruk sia il Congresso generale di Tripoli e ammoniscono le milizie di Misurata a “non interferire con le operazioni dello Stato islamico”.