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La lettera di Bruno Maloberti
25.02.2015

“Istruzioni su come far nascere un terrorista” – La storia di Bruno

Casaleto, 24 Febbraio 2015

 

Gentile Dott. Peter Gomez,

 

mi chiamo Bruno Maloberti e le scrivo dalla provincia di Parma, precisamente da Loc. Casaleto nel Comune di Bedonia.

Le scrivo perché vorrei inviarle una sintesi di una storia che ha molti risvolti sia umani che politici e nonché di giustizia.

Ho trascorso molti anni a cercare di far conoscere la mia storia ma, nonostante tutti i miei sforzi, nessuno ha voluto ascoltarmi, forse perché “scomoda”, o forse perché in Italia si deve sempre aspettare che succeda una disgrazia per poi gridare ai quattro venti che in Italia niente funziona.

Quello che scrivo non è farneticazione o perdita di tempo, ma è tutto documentato, e vi è così tanto materiale che ci si potrebbe addirittura fare un film o un libro.

Partiamo dall’inizio.

 

ANNO 1998: Apro la mia partita Iva come imprenditore agricolo e inizio con il mio allevamento di bovine da latte.

 

DAL 1998 AL 2001: un susseguirsi di avvenimenti che mi hanno portato alla situazione odierna e vi li riassumo brevemente.

 

ANNO 2000: decido di aprire un piccolo caseificio (con tanto di bollino CEE) per la trasformazione del mio latte in formaggi freschi. Fino a questo punto i locali dell’azienda sono sempre stati in affitto e avevo raggiunto un buon livello nell’allevamento, sia qualitativo che di numero di capi (23 capi in mungitura) tenendo conto che si tratta di una zona montana.

 

SETTEMBRE 2002: periodo in cui c’era ancora la lira. Visto che l’azienda andava molto bene, decido di partecipare ad un’asta giudiziaria perché vi era in vendita un caseificio con annessa porcilaia, che mi sarebbe servito per ampliare l’attività, e vi era come idea, quella di trasformare la porcilaia in una stalla a stabulazione libera per 120 capi, ed oltretutto questi capannoni si trovavano nella zona dove i miei avi traevano le loro origini. L’asta andò a buon fine ed acquistai gli immobili.

 

Inoltre, fino a questo momento, l’allevamento già esistente continuava a crescere, raggiungendo i 44 capi.

 

FEBBRAIO 2003: il mese del DISASTRO. Un disastro che iniziò con una marea di falsità: la cosiddetta “emergenza Blue Tongue”. Con il senno di poi, posso affermare che si è trattato solo di una mera vendita di vaccini.

 

Questa vaccinazione all’epoca era appoggiata da tutti: associazioni agricole, parlamentari, AUSL… le stesse persone che a distanza di mesi avrebbero detto “non è sicura”… ma questa cosa la sapevano anche prima poiché la stessa vaccinazione era stata perpetrata per tre anni al sud.

 

Il risultato di questa vaccinazione è stata la completa distruzione della mia azienda e del futuro della mia famiglia.

 

Gli effetti sui capi furono devastanti: vacche che partorivano prima del tempo e quindi senza entrare in lattazione, vitelli che nascevano con malformazioni di ogni genere, sterilità dei capi.

 

GIUGNO 2003: inizio la mia causa contro la Regione Emilia-Romagna per avere il riconoscimento dei danni.

 

La Regione all’epoca rispose che presso i veterinari dell’AUSL non risultava nulla. Ma è possibile che la Regione vada a chiedere ai miei carnefici se ci sono stati errori e/o problemi? Che risposta potrà mai ottenere? E’ come chiedere ad un assassino se ha ucciso. Ovvio che risponde di no!!

 

Ma una risposta vi fu dal Capo dei Veterinari dell’AUSL e voglio citare le medesime parole: “Con chi ha fatto più casino, siamo stati più severi”.

 

Vuole sapere quale “casino” mi sono permesso di fare?

 

Qualche giorno prima che iniziasse la campagna di vaccinazioni nelle mie zone, vi fu un’assemblea, tenuta dai veterinari dell’AUSL, rivolta a tutti gli imprenditori agricoli di queste zone per avvisarli che sarebbe partita la vaccinazione. Durante questa assemblea, sono intervenuto in quanto avevo delle perplessità su quanto avevano esposto.

 

Eccolo il famoso “casino”. In Italia certe categorie devono sempre dimostrare che non è permesso alzare la voce né tanto meno difendersi e difendere tutto ciò che si è costruito in tanti anni di duro lavoro.

 

SETTEMBRE 2003: come se non bastassero gli effetti della vaccinazione, mi arriva un controllo della finanza per dei piccoli contributi di cui usufruii per il caseificio (parliamo di 28 milioni di lire a fronte dei 150 milioni spesi).

 

Sempre a settembre 2003, la Comunità Montana mi comunica che sono stato sorteggiato per un controllo sul biologico (mi sono scordato di dire che la mia azienda agricola era certificata Bio Agri Cert) e come conseguenza, vi fu un blocco dei contributi a me spettanti per 2 anni. Lo definirono uno “sbaglio di 2 anni”.

 

PRIMI DI NOVEMBRE 2003: i veterinari, paladini della sanità, mi bloccarono la produzione di formaggio fino alla vigilia di Natale. E sapete perché? Perché in quel periodo era scoppiato il caso delle aflatossine nel Parmigiano Reggiano, ma ci terrei a precisare che:

1) io non ho mai prodotto Parmigiano Reggiano ma solo formaggi freschi
2) i miei formaggi risultarono completamente sani
In quei 40 giorni di blocco successe di tutto. Denunciai il veterinario che aveva fatto il sequestro, feci fare le analisi ai miei formaggi con metodo ufficiale per portarle come prova e confrontarle con le analisi svolte dai veterinari con metodo non ufficiale. Il risultato delle analisi era totalmente opposto: le mie erano perfette, nelle loro c’erano le aflatossine. Vi furono delle inchieste, ma si esaurì tutto in una bolla di sapone. L’unico vantaggio che riuscii ad ottenere era che il veterinario che seguiva la mia azienda fu cambiato. Però io dovetti, nel frattempo, smaltire tutta la produzione che avevo e non potei produrre niente durante questi 40 giorni.

 

Ora faccio di nuovo un breve salto per riassumere ulteriormente la mia storia.

 

GIUGNO 2004: in questo periodo inizio una causa contro il Ministero della Sanità, contro la Regione Emilia-Romagna e contro L’AUSL di Parma inerente alla vaccinazione della Blue Tongue.

 

GIUGNO 2012: si arriva alla sentenza di primo grado, il cui risultato mi dà ragione sulla farmacologia ma non mi hanno riconosciuto i danni. Mi hanno rimborsato solo € 15.000,00 per calo del latte, mentre il danno reale è di circa 2 milioni di euro.

 

GIUGNO 2013: Il Ministero fa appello. La prima udienza è già stata fatta, mentre la seconda udienza è stata stabilita dal Giudice per Maggio 2015.

 

GIUGNO 2014: la Procura di Roma rende pubblici i risultati di un’indagine durata 8 anni sulla Blue Tongue in concomitanza con una svolta a Cagliari.

 

Il risultato sono stati 41 indagati, dimissioni del Segretario della Sanità Nazionale (nell’anno 2003 Marabelli e Caporale la facevano da padroni), ed anche su questi punti ho tantissimi documenti da farvi leggere.

 

DICEMBRE 2014: in un speciale (credo sul TG1) veniva diffusa la notizia che l’Europa non riconosceva la validità del vaccino contro la Blue Tongue. Sempre in questo mese, decido di chiudere l’attività e mi iscrivo a gennaio nei disoccupati.

 

RISULTATO DELL’INTERA VICENDA: Ho due capannoni per un totale di 2.000 mq vuoti come le mie tasche. Sui capannoni lo Stato mi chiede di pagare le tasse. Ho ancora € 100.000,00 di mutuo da pagare. Sono stato costretto a farmi aiutare da amici e parenti per far fronte ad alcune spese. Equitalia, dal canto suo, mi manda le cartelle di pagamento per i contributi INPS.

 

Il risultato di tutto questo? Si potrebbe intitolare la lettera “Istruzioni su come far nascere un terrorista”.

 

Cordiali saluti,

 

Bruno Maloberti

 

N.B.: Non confido neanche in un suo interessamento alla mia storia ma le scrivo come ulteriore tentativo, e con la speranza, che al mondo ci sia ancora qualcosa o qualcuno con un cuore.

La risposta del direttore Peter Gomez

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