La discussione sui video fake, cioè falsificati o manipolati, di Is è all’ordine del giorno da un po’ di tempo. Ma è tornata alla ribalta soprattutto negli ultimi mesi, intorno ai filmati delle decapitazioni dei giapponesi, poi del pilota giordano arso vivo e, in ultimo, con la decapitazione dei 21 copti sulle coste libiche. Appunto, si tratta di una vecchia discussione che già rincorreva i primi video qaedisti di Osama e compagni.

Perché non sia una discussione senza senso è opportuno distinguere.

Capire se un video è stato manipolato, cioè modificato nella fase di postproduzione con l’aggiunta di effetti, sovrapponendo personaggi a panorami e paesaggi, accompagnando attori e situazioni diverse come se rappresentassero una realtà unica può essere utile, per esempio, in termini investigativi. Basta ricordare che il comandante qaedista Zarkawi venne eliminato da un preciso attacco che aveva riconosciuto in quale località si trovava, proprio grazie all’ultimo video che lo vedeva protagonista. Noi tutti rammentiamo i video di Osama Bin Laden che veniva, negli ultimi anni, mostrato su uno sfondo di tela, proprio per non fare riconoscere l’ambiente, naturale o costruito, in cui si trovava  per non dare informazioni su dove si trovasse. Dal punto di vista dell’intelligence, cioè, comprendere la distanza tra realtà e rappresentazione è necessario per raccogliere informazioni utili a eventuali interventi operativi.

Egualmente, la discussione sul fake fornisce informazioni rispetto alle tecnologie utilizzate e alle competenze di chi le utilizza: altri segni importanti per descrivere compiutamente il contesto in cui si realizza la comunicazione di Is.

Al contrario non serve molto discutere su verità o falsità di quanto rappresentato se certa è la firma di chi ha realizza il video. Insomma, se si è certi che sia Is il produttore, le alterazioni realizzate in postproduzione non modificano la strategia comunicativa esplicitata dal messaggio. Anzi, spesso la rafforzano perché sono impiegate per sottolineare quegli aspetti del video che sono più coerenti con gli obiettivi specifici della fonte. Si può aggiungere che questi interventi “artistici” sono di per sé chiari indizi di quanto la fonte conosca il destinatario, o almeno di come la fonte si immagini possa essere il destinatario, per colpirlo producendo un effetto cercato.

Ecco perché è utile distinguere, quando si parla di fake, quali sono gli obiettivi della discussione, per non correre il rischio, che spesso si è commesso, di non valutare adeguatamente il messaggio di un video perché considerato fake a causa di un esasperato processo di post produzione.

Is non fa altro che fare quanto noi abitualmente facciamo: definire la realtà attraverso la fiction. Perché forse anche i nostri tg non sono spesso fiction contrabbandata per realtà?

Infine, se qualche lettore particolarmente “smanettone” e bravo “photoshoppista” vuole cimentarsi con qualche analisi specifica per evidenziare montaggio e smontaggio delle sequenze, sarà un piacere leggerlo.