Immaginate una famiglia costretta a vendersi la casa per pagare i debiti. Immaginate il capofamiglia che al momento della dolorosa firma dica che “è un motivo di orgoglio e conferma la strategia tesa a creare le condizioni ottimali per investire sulla nostra famiglia”. Mettete la parola Paese al posto di “famiglia” e leggerete il giubilo del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi per la vendita al colosso giapponese Hitachi di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda. Mauro Moretti, numero uno del gruppo pubblico Finmeccanica, costretto a vendere per tappare parte del buco lasciato dai suoi predecessori, ha almeno il merito di un più crudo realismo: “Se non avessi avuto debiti avrei provato io a comprare la parte dei treni di Hitachi: lo dico con una punta di invidia. Lasciamo un settore che non avremmo potuto sviluppare, la domanda del perché va fatta a chi ha dissipato le risorse, con i debiti non si possono fare le cose che fanno gli altri”.

Lasciamo quindi da parte gli entusiasmi governativi, ieri è stata scritta una nuova pagina della storia del declino industriale dell’Italia. I numeri dell’operazione parlano chiaro. Il 40 per cento con cui Finmeccanica controlla Ansaldo Sts, leader mondiale del segnalamento ferroviario, un segmento strategico e con straordinarie prospettive di crescita, viene ceduto per 773 milioni, con un guadagno di circa 250. L’Ansaldo Breda, che ha in pancia il ricco contratto da circa 1,5 miliardi per la fornitura dei nuovi treni veloci a Fs, viene praticamente regalata con tutti i suoi debiti e i suoi problemi di efficienza e di mercato: nel 2013 ha perso 277 milioni di euro. Moretti l’aveva fatto capire già l’anno scorso, quando si insediò ereditando lo spinoso dossier della vendita del settore ferroviario: “Le due aziende saranno cedute insieme, chi vuole la polpa si prende anche l’osso”. Adesso resta solo da vedere che cosa farà l’Hitachi dell’osso che si è dovuta portare a casa con la polpa.

A Pistoia, dove c’è lo stabilimento principale della Breda dotato di un “ciclo integrale” che comprende progettazione, ricerca e sviluppo e marketing, si interrogano sul futuro alla giapponese. I sindacati già avanzano il timore di essere ridotti da azienda sovrana e blasonata a stabilimento produttivo, periferia dell’impero che trasferisce la sua testa verso il Sol Levante. Probabilmente i fatti daranno ragione alle previsioni più pessimistiche, per la semplice ragione che se Ansaldo Breda avesse avuto ancora un futuro non c’era persona più adatta a propiziarlo di Moretti, che ha alle spalle 36 anni da ingegnere ferroviario alle Fs. Se il nuovo amministratore delegato della Finmeccanica ha deciso di arrendersi avrà avuto le sue buone ragioni. E adesso ci dica una parola sincera sul resto della Finmeccanica, che non sta messa molto meglio della Breda. Tanto lo abbiamo capito che quando una partita è persa i tempi supplementari non arrivano.

il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2015