Boicottare la partita per manifestare solidarietà al proprietario, insultato dall’ex allenatore ora sulla panchina dei prossimi avversari. La storia, paradigmatica della sensibilità britannica nei confronti del razzismo, arriva dalla Championship, la seconda lega inglese, e vede protagonista il board del Cardiff City e il suo presidente malese Vincent Tan. Martedì sera i consiglieri di amministrazione del club gallese diserteranno la partita contro il Wigan Athletic. Per capirne le ragioni, bisogna tornare indietro di un anno e mezzo.

Durante un’indagine su trasferimenti sospetti, a Malky Mackay, tecnico del Cardiff fino a dicembre 2013, vengono sequestrati computer e telefonini. Nelle decine di migliaia di mail, gli investigatori scoprono una lunga conversazione tra l’allenatore e l’ex direttore sportivo Iain Moody nelle quali i due usano “termini omofobici, sessisti e razzisti”, alcuni rivolti proprio al numero uno malese Tan definito “chink”, un modo offensivo per identificare i cinesi. Indaga la Football Association e, dopo il ‘no’ del Crystal Palace in estate proprio a causa dei primi dettagli dell’inchiesta, Mackay viene ingaggiato dal Wigan Athletic a novembre.

Tra i difensori dell’allenatore c’è anche il presidente del club, Dave Whelan. Nei giorni successivi alla firma, il proprietario del Wigan, in un’intervista al The Guardian, ha affermato che chiamare “chink un cinese non vuol dire nulla” e che “se un inglese dovesse dire di non aver mai apostrofato così un cinese sarebbe un bugiardo”. Finita? No. Come se non bastasse Whelan aveva poi chiarito la sua posizione in merito a un’altra espressione usata da Mackay nei confronti di un ispettore ebreo della FA, che alludeva malignamente al fiuto per gli affari: “Agli ebrei non piace perdere soldi. A nessuno piace perdere soldi – aveva commentato il numero uno del Wigan – Credete che gli ebrei diano la caccia ai soldi un po’ più di noi? Io credo che si tratti di gente molto scaltra”. Risultato: intervento della commissione disciplinare della FA, multa di 50mila sterline e sei settimane di squalifica per “commenti controversi”. Oltre ad aver messo in fuga due sponsor, l’azienda di elettrodomestici per la cucina Premier Range e la Ipro che commercializza drink energetici.

E martedì sera al DK Stadium non ci saranno dirigenti del Cardiff per far sentire la propria vicinanza a Tan, che in passato si è detto turbato non solo per gli insulti ricevuti ma anche a causa della gestione a suo avviso troppo ‘allegra’ del caso da parte della Football Association. Nei confronti di Mackay, ad esempio, la FA prosegue l’indagine con molta cautela poiché la natura delle prove è una conversazione privata e invece su Whelan ha evitato il pugno duro poiché, secondo la commissione disciplinare, “non è un razzista e non voleva offendere”. E allora si sono mossi direttamente i consiglieri d’amministrazione, che hanno spiegato al The Guardian di aver agito in totale autonomia e non sotto sollecitazione del businessman malese. Mackay, che si è più volte scusato asserendo di non essere razzista e attaccando Tan, allenerà per la prima volta contro il Cardiff City. La partita con i suoi ex datori di lavoro, invece, l’ha già persa.