L’anima e il corpo del reality “non sanno di essere ripresi” (“Isola dei famosi”, mentre vediamo Rocco Siffredi in confidenza con un compagno meno titolato): “lui crede che siano le riprese di un documentario” (“Boss in incognito”, nel mentre che il sottoposto sermoneggia con colui che crede pari e gli è invece sovrapposto).

Gira che ti rigira il problema dei reality non è, come per la fiction, quello di sospendere l’incredulità e di farti appassionare a plot e personaggi frutto di fantasia, ma piuttosto di attivare la credulità nei riguardi dell’ossimorico intento di “mostrare l’invisibile”, e cioè l’animo umano.

Come se quei format fossero la pietra filosofale che trasforma l’esteriore in interiore, il finto in vero, al di là della barriera linguistica e comportamentale che da sempre rende misteriosi gli altri a noi e ciascuno a se stesso.

Come altri grandi utopie, laiche e religiose, anche quella della “verità” è capace di mobilitare le folle. Stando a ieri sera tra le 21 e le 22, esattamente il 21% (circa sei milioni di spettatori) per L’Isola dei famosi e il 7% (due milioni di spettatori) per Boss in incognito. Che messi insieme fanno otto milioni di teste, quasi la metà dell’intera platea “generalista, escludendo gli spettatori dei canaletti tematici e della pay tv.

Certo, non tutti attirati dal lato invisibile della faccenda. Anche le natiche esposte delle fanciulle e gli addominali scolpiti dei giovanotti hanno, fin dai tempi della scultura greca, la loro forza attrattiva. E siccome nell’Isola se ne abbonda, anche per questo la messe degli ascolti è ben superiore a quella del Boss. E anche la composizione del pubblico si differenzia.

Quelli che “psicologi sì, ma anche un bel c***”, e cioè gli spettatori dell’”Isola dei famosi”, sono prevalentemente maschi nella turbata età dai 15 ai 24 anni, in cui l’esuberanza fisica cerca il conforto di immagini appropriate. Ma questi adolescenziali entusiasmi sono nulla rispetto all’interesse delle femmine, massicciamente presenti fino alla soglia dei cinquanta anni, quasi a rivelare che l’attenzione ai corpi altrui costituisce per le donne una costante strutturale di tutto il periodo più intenso della vita di relazione.

Quelli dall’attenzione meno ormonale, e cioè gli spettatori di “Boss in incognito” sono per contro le signore di mezza età, provenienti per lo più dai quartieri alti, e con una maggiore presenza di maschi. Come sempre accade quando dalle relazioni di corpo si passa al gioco del potere, compreso quello (il boss oggi il sultano del racconto ieri) che si mimetizza nel popolo per sbirciarne la verità. Perché si sa che il comandare, sia pure di nascosto, è meglio che f******.