“Lei è Maraya una nutria dolcissima. Diciamo basta alle crudeli stragi di nutrie che gli amministratori locali continuano a mettere in atto in tutta Italia. Non accettiamo che vi sano animali considerati di serie B o addirittura nocivi. Difendiamo anche la nutria!”. Michela Brambilla, ex ministro del governo Berlusconi e fervente animalista, si inserisce nel dibattito in corso che divide chi vorrebbe contenere la proliferazione del roditore sudamericano con ogni mezzo – anche con fionde fucili e balestre – e chi, invece, vorrebbe una soluzione più morbida come la sterilizzazione. Sceglie i social network, la Brambilla, per dire basta alle stragi di nutrie e si fa fotografare con in braccio un esemplare dell’animale.

Ma la foto non intenerisce più di tanto quegli amministratori che ogni giorno devono fronteggiare un problema che sta diventando di ordine pubblico. Le risposte a questo post non si sono fatte attendere e in molti si sono offerti per portare a casa dell’ex ministro qualche centinaio di esemplari del “castorino“.

Fra gli amministratori locali accusati dall’ex ministro di mettere in atto i “nutricidi” c’è anche il sindaco di Bozzolo, comune in provincia di Mantova che sorge al confine con quella di Cremona. Giuseppe Torchio, questo il nome del primo cittadino, attraverso una recente ordinanza ha autorizzato la cattura e l’uccisione con armi da fuoco delle nutrie nel suo territorio. Un’associazione animalista di Cremona, “Amici della nutria”, è andata oltre la presa di posizione socio-mediatica della Brambilla. Ha scritto al prefetto e al tribunale di Mantova e ha impugnato l’ordinanza perché la ritiene illegittima e in contrasto con quanto deciso dal governo centrale che ha, a sua volta, impugnato la legge regionale n.32 nella quale si autorizzava l’abbattimento del roditore alloctono con ogni mezzo, compresi fucili, fionde, balestre… In questa norma regionale, infatti, lo Stato vede problemi di legittimità costituzionale, soprattutto relativamente ai metodi con cui si intende eradicare il roditore.

“Non capisco dove vogliano arrivare i membri di questa associazione – spiega il sindaco di Bozzolo al fattoquotidiano.it – ma in mia coscienza ritengo di avere agito nel pieno rispetto del piano di contenimento provinciale, approvato anche da Asl e Arpa. Qui da noi le nutrie stanno creando problemi all’agricoltura, agli argini dei fiumi e anche di ordine pubblico. Un agricoltore per evitare un esemplare di questo roditore si è ribaltato con il trattore ed è finito all’ospedale e gli animali cominciano ad aggirarsi anche nei giardini delle scuole e nei parchi pubblici frequentati dai bambini. Se non intervenissi come sindaco rischierei di essere denunciato per omissione in atti d’ufficio”.

Il sindaco di Bozzolo vuole anche precisare che il piano provinciale, a cui la sua ordinanza è strettamente  – e giuridicamente – agganciata, prevede la cattura in gabbie e l’uccisione con fucili solo da parte di persone che abbiano superato un apposito corso e ogni volta che un esemplare sarà ucciso dovrà essere comunicato alla vigilanza comunale e ai carabinieri. “I contrasti in merito fra Stato e Regione – continua Torchio – non possono bloccare un processo necessario come quello del contenimento delle nutrie. Siamo letteralmente invasi da questi animali”.

Ci sono altri ordini di problemi. Soprattutto economici. La Provincia ha esaurito i fondi e per il piano anti nutrie non c’è un euro, per cui dovranno essere i Comuni, già vessati da tagli e spending review, a trovare i soldi per garantire il processo che, oltre alla cattura e l’uccisione delle nutrie prevede anche lo smaltimento delle carcasse. Bozzolo ha provveduto acquistando un migliaio di proiettili per fucili da caccia e ha fatto richiesta alla Provincia di avere più gabbie e una pistola ad aria compressa per l’abbattimento degli animali catturati e messi in gabbia. Il sindaco non si preoccupa della denuncia inoltrata dall’associazione “Amici della nutria” e fa sapere di avere già dato mandato ai suoi legali di prendere adeguati provvedimenti.