Fino al 1995 in Sicilia non c’era un partito che vinceva se non era in società con Cosa nostra. Cosa nostra ha sempre convissuto con la politica“. Lo rivela il pentito Pasquale Di Filippo durante la sua deposizione al processo bis per la strage di Capaci, alla Corte d’Assise di Caltanissetta. L’ex uomo d’onore, genero del boss Tommaso Spadaro, come altri pentiti, sostiene che la mafia appoggiò elettoralmente Forza Italia, aspettandosi in cambio interventi legislativi sul regime del carcere duro a cui erano sottoposti diversi boss mafiosi. Sulle detenzioni al 41bis a Pianosa e all’Asinara dopo le stragi del ‘92, Di Filippo spiega: “Avevo un buonissimo rapporto con Leoluca Bagarella. Un giorno, nel ‘95, l’ho incontrato e gli ho chiesto perché avessimo votato Berlusconi. Ero arrabbiato perché vedevo mio suocero che soffriva per quel regime carcerario. Bagarella mi ha detto in siciliano ‘Lascialo stare mischinazzo, lui adesso non può fare niente. Quando potrà fare qualcosa, la farà'”. E aggiunge: “Bagarella diceva di dargli tempo. Disse: “Per ora ci sono altri soggetti politici che lo guardano e quindi non si può muovere”. Il collaboratore di giustizia precisa: “Ora parliamo di Berlusconi perché è l’ultimo arrivato. Ma in tutti questi anni, per quanto riguarda mio suocero e Pippo Calò, io ho sempre saputo chi si doveva votare politicamente, cioè gli amici di Cosa Nostra. C’è stato il periodo del Partito Radicale. Io personalmente – continua – sono stato incaricato di dare soldi al Partito Radicale. E non solo io, ma anche mia moglie, mia suocera, la moglie di Pippo Calò e tante altre persone abbiamo mandato dei vaglia. Poi c’è stato il Partito Socialista con Claudio Martelli, successivamente abbiamo votato Berlusconi”