“L’incidente di lunedì è la prova che in Emilia Romagna la situazione del trasporto non è sotto controllo”. Dopo il secondo incidente nel giro di due mesi in terra emiliana, il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Gian Luca Sassi punta il dito sul sistema sicurezza della rete ferroviaria. Lo scontro tra due treni avvenuto il 16 febbraio a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, e quello di appena un mese prima a Guastalla, sempre nel reggiano, quando un convoglio merci era finito su un binario morto, hanno acceso i riflettori sulla situazione delle linee dei treni, soprattutto per quanto riguarda il trasporto merci, che in Emilia Romagna ha un traffico considerevole.

Sull’episodio di Rubiera è aperta un’indagine interna per ricostruire la dinamica dell’inconveniente, ma anche secondo i sindacati si tratta di una “ulteriore dimostrazione di una delle tante falle nella sicurezza del sistema ferroviario della nostra Regione, generate anche da un processo di liberalizzazione che necessiterebbe di maggiori regole”. Le segreterie regionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Orsa e Fast hanno chiesto “un confronto serio e responsabile con i soggetti coinvolti e gli organi competenti e di aprire urgentemente un tavolo di confronto con il coinvolgimento diretto della Regione Emilia-Romagna”.

Stessa richiesta avanzata anche da Sassi, che porterà il problema davanti alla commissione regionale Territorio Ambiente e Trasporti in Regione e che sul primo incidente di Guastalla aveva già presentato un’interrogazione alla giunta. Nel mirino in questo caso c’era la società Dinazzano Po (che però non è coinvolta nel sinistro di Rubiera), che si occupa di trasporto ferroviario merci e servizi ferroviari, oltre a gestire scali ferroviari e terminali intermodali. Si tratta di una partecipata di Tper (Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna), società di trasporto pubblico in cui la Regione ha il 46,13 per cento delle quote, per il resto divise tra comuni e province emiliano-romagnoli.

“Nel secondo semestre 2012 è stato ceduto da Tper alla controllata Dinazzano Po il ramo ferroviario di trasporto merci” spiega Sassi, che vede nella cessione delle attività un pericoloso alleggerimento delle società pubbliche, con il rischio che in futuro vengano vendute ai privati, facendo perdere il controllo su settori importanti come quello del trasporto. Per questo Sassi ha chiesto di sapere “quali iniziative urgenti la Regione intenda intraprendere nei riguardi della Tper e della Dinazzano Po per incrementare i livelli di sicurezza nell’attività di trasporto merci, dove vi è un evidente grado di inadeguatezza dei sistemi di controllo e di prevenzione anche nei riguardi del personale ferroviario, visti i diversi incidenti, testimoniati dagli ultimi accadimenti”.

La società, che sull’incidente di Guastalla non ha rilasciato commenti, in quanto è in corso un’indagine, ha fatto invece sapere di lavorare nel segno della qualità e sicurezza, come dimostrato anche dai numeri della partecipata, che dal 2012 è cresciuta da un organico di 16 unità fino ad arrivare a un centinaio di dipendenti. “Rispetto al normale trasporto di passeggeri, quello merci è soggetto a maggiori criticità e possono capitare inconvenienti, ma l’incidenza è minima, se si pensa al monte ore di lavoro e al numero di convogli interessati – spiega Roberto Mele, responsabile gestione sicurezza di esercizio della Dinazzano Po – Per esempio, noi siamo attivi su sette impianti in Emilia Romagna 24 ore al giorno con migliaia di treni al mese. Il trasporto merci richiede manovre con carichi di container molto pesanti, le carrozze vanno sempre composte e ricomposte. Non è un settore semplice, ma l’Italia è uno dei paesi all’avanguardia e l’Emilia Romagna è una regione dove il trasporto su ferro funziona bene”.

Secondo Sassi invece la situazione è tutt’altro che rosea, e a farne le spese non sono solo i viaggiatori che subiscono i disagi di eventuali incidenti come quello di Rubiera e di Guastalla, ma anche i cittadini, i cui diritti a volte vengono prevaricati dagli interessi delle società che gestiscono il trasporto merci. Il dito è puntato contro le false promesse del presidente in Regione Stefano Bonaccini: “Nella presentazione del suo programma Bonaccini ha parlato di miglioramento dei trasporti e addirittura di metropolitana di superficie, ma non ha fatto i conti con contratti già in essere con le ditte che gravitano intorno al settore”. A Scandiano, per esempio, “Ferrovie dell’Emilia Romagna per un interesse sulla linea di trasporto merci ha deciso di chiudere un passaggio a livello, tagliando in due l’abitato – spiega il consigliere – Così il paese vive sotto ricatto, con danni sulla mobilità e sul trasporto, per accordi che fanno solo gli interessi dei privati”.