E’ inquietante la notizia battuta in questi giorni sull’intenzione della Arnoldo Mondadori di sottoporre a Rcs Media Group “una manifestazione di interesse non vincolante relativa a un’eventuale operazione di acquisizione di Rcs Libri”. Un’annessione che, se dovesse realizzarsi, sarebbe devastante per il pluralismo culturale del nostro Paese già schiacciato dall’offerta culturale mainstream propagandata da Tv e giornali.

Se l’operazione dovesse andar a buon fine e ci fosse la fusione Mondadori-Rizzoli (battezzata “Mondazzoli”) in Italia avremmo la più grande concentrazione libraria del continente. Oggi,la Mondadori copre il 27% del mercato, la Rizzoli l’11,7%, in pratica in caso di annessione quasi il 40% del mercato culturale sarebbe nelle mani di un solo padrone, per lo più pregiudicato. In Europa la concentrazione maggiore spetta all’Inghilterra, dove la Penguin Random House copre il 26% del mercato.

Un acquisto che si aggirerebbe tra i 120 e i 150 milioni di euro e che solo parzialmente colmerebbe un indebitamento del gruppo Rizzoli che è di circa 500 milioni.

Così, mentre gli italiani vengono sollecitati ad appassionarsi alla storica riunificazione tra Albano e Romina, la fabbrica dei pensieri mira ad espandersi in maniera preoccupante, dato che una tale fusione genererebbe un moloch culturale che renderebbe molto ardua l’auspicata rivoluzione culturale per questo Paese.

La propaganda del pensiero unico trasmessa da Tv, giornali e libri relegherebbe gli operatori dell’alternativa culturale ad una persistente resistenza dolorosa. Per le case editrici indipendenti, cioè lontane dal potere e vicine ai lettori, la strada già impervia dovuta alla crisi e alla difficoltà di inserirsi in un sistema editoriale sempre più progettato per i grandi gruppi, sarebbe fatale. Oggi per i piccoli editori è sempre più complicato opporsi a questa mega macchina culturale che con il proprio potere economico acquista i diritti dei migliori autori, possiede le tipografie, la distribuzione, le librerie e persino gli organi d’informazione per le recensioni. Un’offerta culturale dalla culla alla tomba.

E di questo monocolore culturale ne risentirebbero anche tanti piccoli librai indipendenti che con passione nel nostro Paese si oppongono alla “fabbrica del consenso”. Sono in tanti che continuano a proporre la propria offerta culturale svincolandosi a questo controllo asfissiante, in moti casi, molti librai, si rifiutano di prendere in conto deposito testi editi di grandi gruppi come Mondadori. Un coraggio che dovrebbe far riflettere anche diversi intellettuali di sinistra che in questi anni hanno pubblicato le loro opere con Mondadori. Penso che sia venuto il momento di far prevalere la coerenza e non essere funzionali con coloro che si critica: non si possono denunciare le nefandezze del “berlusconismo” e poi con i proventi della vendita del proprio libro alimentarlo economicamente.

Ancora rammento le parole di don Gallo che, ad un certo punto, si rifiutò di continuare a pubblicare con Mondadori e dichiarò: “Non posso fare finta di niente davanti a una legge “ad aziendam” che ha messo a posto un’evasione fiscale enorme”. Quell’estate del 2010 contribuii a creare un dibattito con una lettera pubblicata da Repubblica la cui conclusione era:

“Leggere che con una leggina fatta su misura la potente Mondadori
ha risparmiato 165 milioni di euro da versare al Fisco, e quindi a tutti
noi, mi indigna. Specie nel pensare a come sia malato il nostro sistema politico
e il nostro tessuto sociale. Quest’ultimo dopo anni di trasmissioni TV
addormentato e non in grado di dissentire dinanzi a certi scempi.
Invito tutti (anche i colleghi editori, specie i tanti piccoli) a non subire
passivamente (dopo quello recente e gravissimo che ha eliminato
le agevolazioni alle spedizioni postali) questo ennesimo sopruso.
Invito anche tutti i lettori a comprare libri di editori che resistono
e che non possono permettersi leggi ad personam,
pardon ad aziendam”.

Come 5 anni fa anche oggi qualora dovesse realizzarsi una tale fusione l’unico modo per tentare di depauperare un potere così forte, sarebbe quello di agire dal lato della domanda dato che fermare questa mega offerta culturale non si ha nessuna intenzione di bloccarla. Vale a dire sarebbe opportuno dar vita a un boicottaggio da parte dei librai, degli autori e dei lettori. Occorre dinanzi a questo predominio una resistenza culturale, trasversale e mirante a liberare la cultura ostaggio di chi pensa che possa controllare i nostri pensieri.