La violenza fisica, le molestie di strada, le discriminazioni sul posto di lavoro, l’essere considerate oggetti sessuali, sono alcune delle ingiustizie quotidiane che le donne subiscono e che hanno un impatto sulla loro salute mentale. È quanto emerge da uno studio realizzato da un team di ricercatori americani dell’Università del Missouri-Kansas City e dell’Università della Georgia, pubblicato sul giornale scientifico “Sex Roles. Il sessismo porta le donne ad essere impaurite e ansiose, sempre sulla difensiva, ed è causa di forte stress. Jessica Valenti, giornalista del Guardian, nella sua rubrica in cui scrive di femminismo, politica e cultura, spiega che diverse ricerche dimostrano che le persone molestate e vittime di prevaricazioni tendono a essere maggiormente depresse nell’arco della loro vita.

Gli studiosi delle università del Missouri-Kansas City e della Georgia citano una seri di dati, riferiti al territorio americano, per tratteggiare la situazione di oppressione femminile: 1 donna su 5 nell’arco della vita subisce violenza; tra il 15 e il 30% delle donne viene aggredita sessualmente in età adulta; il 43% degli studenti del college ha ammesso di avere usato la coercizione per forzare una ragazza a fare sesso. La violenza di genere è direttamente proporzionale alla paura e all’insicurezza che portano al disagio mentale: le donne hanno il 70% di possibilità in più degli uomini di soffrire di depressione e il 50% in più di disturbi legati all’ansia. A complicare il quadro, c’è poi il fatto che incorrono in episodi di violenza e discriminazione non solo in quanto donne, ma anche in quanto immigrate, nere, ispaniche, disabili, lesbiche, economicamente svantaggiate. In questo senso le afro-americane sono maggiormente vessate delle bianche, con conseguenze sulla salute mentale più gravi.

Uno dei problemi del sessismo quotidiano è che le donne tendono a “normalizzare” la violenza che subiscono, facendola rientrare nella loro routine e agendo soltanto a livello individuale per evitarla. Di fatto si auto-limitano in diversi modi (ad esempio, non frequentando certi posti e non uscendo sole la sera) mantenendo un costante stato di ipervigilanza, dannoso per l’equilibrio psicofisico. Per esaminare il fenomeno nella sua complessità, secondo i ricercatori, ci vorrebbero più studi sul tema.

In attesa che qualcosa si muova in questo senso può essere utile prendere atto del problema e reagire. Una delle soluzioni più efficaci, sembra essere quella di raccontare ad altre la propria storia di abuso o discriminazione. Secondo un recente studio, apparso sul giornale scientifico britannico Social Psychology, twittare sul sessismo porta a sentirsi psicologicamente meglio. L’efficacia di questa pratica “di reazione” è documentata dalla giornalista Laura Bates, autrice del celebre blog, poi diventato libro, Everyday Sexism (Sessismo quotidiano), in cui è partita dalla sua esperienza personale per poi raccogliere, in 2 anni, 50mila storie di molestie e discriminazioni sessuali.

Bates spiega che “non bisogna mai sottostimare il potere catartico del raccontare la propria esperienza a un mondo che continua a ignorare e rimuovere”. Molte vittime di violenza e discriminazione sessuale continuano a sentirsi colpevoli, si biasimano per quello che è accaduto, non si prendono sul serio. Soltanto uscendo allo scoperto e trovando un supporto, anche online, sono spinte a denunciare i loro aggressori, sottolinea Bates, perché capiscono che non sono sole e che hanno il diritto di fare sentire la loro voce.