Un avvio in chiaroscuro, con una vittoria a valanga e quattro pareggi dal peso specifico diverso. Nei sedicesimi di finale di Europa League, gode solo il Napoli alla fine dei primi 90 minuti. Benitez vede gli ottavi e torna dalla Turchia con le tasche piene di certezze. In primis quella di aver pescato benissimo nel mercato di gennaio prendendo Manolo Gabbiadini. A Roma e Torino non esulta nessuno, soprattutto per l’indirizzo preso dalle sfide a Feyenoord e Athletic Bilbao che rischiano di trasformarsi in un grande rimpianto. A deludere sono i giallorossi, fermati in casa da una squadra non trascendentale e ancora una volta apparsi sotto ritmo. L’Olimpico fischia, la Roma è in crisi e giovedì prossimo rischia grosso a Rotterdam. Di tutt’altra pasta ma ugualmente amaro il 2-2 tra granata e baschi, frutto di una partita fatta di fughe, inseguimenti e ripartenze che alla fine premia l’Athletic in vista del ritorno al San Mamés. Tra sei giorni giocheranno in casa Inter e Fiorentina, fermate da Celtic e Tottenham. Beffardo ma sostanzioso il pari dei nerazzurri in Scozia, più aperti gli scenari della squadra di Montella che soffre ma resiste a White Hart Lane.

Roma-Feyenoord 1-1: 22’ Gervinho, 55’ Kazim-Richards
Dopo una giornata di follia, almeno dentro lo stadio fila tutto liscio. Non sotto il punto di vista sportivo, però. La Roma inciampa e solo nel primo tempo (a tratti) sembra ritrovare sé stessa sul palcoscenico europeo, proprio dove tutti le certezze di inizio stagione avevano iniziato a usurarsi. L’avversario non è dei più temibili, ma anche il Feyenoord – terzo in Eredivise, a 22 punti dal PSV – si trasforma in uno scoglio per gli uomini di Garcia. Accade tutto nel secondo tempo, dopo 45 minuti nei quali la Roma controlla il ritmo e si mangia le mani per aver sprecato almeno due occasioni che avrebbero potuto segnare partita e qualificazione. È Gervinho a fare il bello e il cattivo tempo. L’ivoriano colpisce con un tacco delizioso su cross di Torosidis ma si divora altre due occasioni, una delle quali pennellata dal giovane Verde, ancora positivo. Poi nel secondo tempo gli olandesi colpiscono a freddo la Roma. Gervinho perde un pallone sulla fascia e sulla ripartenza Skorupski si esalta sulla prima conclusione ma non può nulla sulla ribattuta di Kazim-Richards, forse in posizione irregolare. Il pareggio stravolge le gerarchie in campo. Le fragili certezze dei giallorossi tornano violentemente a galla e dietro la Roma traballa. Garcia dà un segnale richiamando in panchina De Rossi e Totti nel momento più difficile. E il cambio tra il capitano e Doumbia risulta quasi perfetto a dieci minuti dalla fine quando l’ultimo arrivato a Trigoria va vicinissimo al gol che avrebbe aumentato le chance di qualificazione. Ad andare in Olanda con un pareggio, invece, rende tutto più complicato. E al fischio finale piovono fischi. La pazienza dei tifosi inizia a vacillare.

Trabzonspor-Napoli 0-4: 6’ Henrique, 20’ Higuain, 27’ Gabbiadini, 92’ Zapata
Quattro punti esclamativi e qualificazione in tasca. Il Napoli si ritrova in Europa contro una squadra che tre stagioni fa ebbe un sapore molto amaro per l’Inter. La squadra di Benitez conferma il suo taglio europeo e combina cose turche contro il Trabzonspor. La prima mezz’ora degli azzurri è stordente. La valanga è scatenata dai colpi di Manolo Gabbiadini, che si conferma il miglior acquisto del mercato invernale. L’ex attaccante della Sampdoria mette il suo zampino in tutti i gol del Napoli. È lui a battere l’angolo da cui si genera il colpo di testa di Henrique che predispone il dominio dopo appena sei minuti. Un quarto d’ora dopo affetta la difesa turca e serve a Higuain un pallone che il Pipita deve solo spingere dentro. Passano altri sette giri d’orologio e la punta si mette in proprio firmando il colpo del ko con uno stop-giro-tiro da punta di razza. C’è una sola squadra in campo e da quel momento gioca sul velluto, con la zampata finale di Duvan Zapata a suggellare quello che a meno di clamorosi crolli è già un pass per il prossimo turno.

Torino-Athletic Bilbao 2-2: 9’ Williams, 18’ e 42’ Maxi Lopez, 78’ Gurpegi
Il vecchio cuore granata batte forte in una notte europea attesa da tempo. L’Olimpico si tira a lucido (tutto esaurito sugli spalti) e il Torino si presenta in formato ‘Maxi’. Ma non basta per far pendere dalla propria parte la bilancia della qualificazione. L’Athletic Bilbao è messo sotto per oltre un’ora ma prima e dopo piazza due mattoni importanti in vista del ritorno nell’infuocato San Mamés. Un peccato per quanto visto per lunghi tratti del match e per come nasca il vantaggio basco. Dopo 9 minuti la difesa si fa sorprende regalando il vantaggio all’Athletic con Williams. Pagato dazio, gli uomini di Ventura non si scompongono e strapazzano i baschi. Costruisce la squadra, finalizza Maxi Lopez. L’argentino ribalta la partita sciorinando l’abc di ciò che a una punta non deve mancare. Pareggia con una spaccata sottomisura dopo un’azione corale, firma il vantaggio con una zuccata imprendibile. Ma nella notte che mette di fronte due squadre di lunga tradizione e radici profonde, non poteva mancare il colpo di coda basco. Che arriva nell’ultimo quarto d’ora con Carlos Gurpegi, il capitano biancorosso. Alla vigilia aveva ammonito: “Occhio al San Mames”. Ecco, appunto.

Celtic-Inter 3-3: 4’ Shaqiri, 13’ Palacio, 24’ Armstrong, 26’ Campagnaro (aut.), 45’ Palacio, 93’ Guidetti
La più classica delle partite da Pazza Inter. Efficace e a tratti molto bella dalla metà campo in su, altrettanto disattenta e tremolante in difesa. Scappa e viene ripresa, fugge ancora e si fa raggiungere in pieno recupero, sfiorando il nuovo e definitivo vantaggio all’ultimo respiro. La girandola di emozioni ed errori contro il Celtic partorisce un pareggio comodo in vista del ritorno, ma il gol di Guidetti al 93esimo mette comunque la squadra di Roberto Mancini sul chi va là. Senza la disattenzione costata il pareggio in extremis, l’Inter avrebbe giocato con meno ansie la seconda parte della sfida con i biancoverdi. Resta una prestazione per lunghi tratti convincente, una squadra compatta in fase offensiva dove a farla da padrona è Shaqiri. Mancini rinuncia ancora a Kovacic e l’approccio dei suoi premia la scelta di tenere il croato fuori dall’undici titolare per la quarta partita consecutiva. Le chiavi della squadra vengono affidate allo svizzero che, pronti via, ricambia. Il vantaggio diventa doppio prima della mezz’ora grazie a un ritrovato Palacio, che fa il personale bis in chiusura di primo tempo dopo i 60 secondi da horror della retroguardia nerazzurra. Una qualificazione già in tasca si scioglie sotto le folate offensive scozzesi concluse da Armostrong, con la complicità di Campagnaro in occasione del momentaneo pareggio. Nella seconda parte di gara, Gordon riscatta l’erroraccio su Shaqiri negando più volte la quarta rete. Ma ogni volta che il Celtic si affaccia dalle parti di Carrizo dà sempre la sensazione di poter pungere. E alla fine succede, quando tutto ormai sembra deciso. Resta il tempo per l’assalto di Shaqiri su punizione, ma ancora Gordon tiene a galla i suoi. A San Siro sarà partita vera.

Tottenham-Fiorentina 1-1: 6’ Soldado, 35’ Basanta
Un pareggio dal sapor di vittoria dopo 90 minuti di sofferenza e coraggio. Con carattere la Fiorentina esce a testa alta da White Hart Lane dopo aver subito molto in avvio. Il Tottenham non lascia respirare i viola, colpiti già dopo 6 minuti da Soldado e schiacciati a ripetizione nei primi venti minuti. Ma il raddoppio non arriva e alla prima occasione utile è il difensore argentino Basanta a punire gli inglesi sugli sviluppi di una punizione battuta da Joaquin. Gol importante nell’ottica dei 180’ minuti e Montella intelligente nel rimodellare i suoi passando dal 3-5-2 a un più accorto 4-3-3. La Fiorentina diventa più sicura, rialzata dal gol e sorretta dal cambio tattico. Si gioca guardando gli avversari negli occhi: Salah prova a mordere, mentre Paulinho e Soldado impegnano Tatarusanu. Il Tottenham getta nella mischia l’ex romanista Lamela e Kane, titolari risparmiati in avvio, ma ancora i viola si rifanno sotto con Gomez e ancora Salah. L’1-1 non schioda e ha un peso specifico maggiore per gli ospiti. Al Franchi, davanti al proprio pubblico, questa Fiorentina ci arriva conscia dei propri mezzi e con un risultato prezioso in tasca.