Il Barletta calcio è sull’orlo del fallimento. E torna nelle mani dei suoi tifosi: dopo appena un anno di presidenza i soldi in cassa sono già finiti, Giuseppe Perpignano (immobiliarista ligure di 48 anni) ha deciso di abbandonare la barca che affonda. E nell’assenza delle istituzioni e dell’imprenditoria locale, la procura per vendere la società è stata affidata a Donato Fanelli, storico capo della tifoseria.

È l’epilogo di una storia (l’ennesima) di cattiva gestione calcistica, chissà se anche un punto di ripartenza per la società biancorossa, che come miglior risultato ha quattro stagioni in Serie B alla fine degli anni Ottanta. A giugno del 2014 Perpignano acquista il club a costo zero (o comunque per pochi spiccioli) dall’ex proprietario Tatò. Comincia un ambizioso progetto “triennale”, come lo definisce il nuovo presidente: viene rinnovata la dirigenza e rivoluzionata la squadra, con un budget più che discreto per la categoria. Ma sul campo la squadra parte male, e in autunno arrivano già i primi problemi: forse – riferiscono voci in città – cambia qualcosa negli interessi extra-calcistici dell’imprenditore, sta di fatto che a dicembre non vengono rispettate alcune scadenze. E arrivano due punti di penalizzazione. Ma il peggio deve ancora venire.

La situazione precipita nel 2015: nel calciomercato di gennaio viene venduto al Pisa il bomber Roberto Floriano; e questa settimana (come successo anche al Parma) è scaduto il termine ultimo per il pagamento degli arretrati. Altri quattro punti di penalizzazione sono in arrivo, e il presidente, assediato dai supporter in subbuglio, ha deciso di passare la mano. Fine della corsa per il Barletta. O forse no.

È qui che entrano in gioco i tifosi. La società non interessa a nessuno, il Comune si defila. E allora la procura per trovare un nuovo acquirente viene affidata al capoultrà. Donato Fanelli ha anche dei precedenti penali (qualche anno fa fu arrestato per spaccio), ma ambienti societari e cittadini lo definiscono comunque “uno a posto, che ha veramente a cuore il destino della squadra”. E poi a fare da garante dell’operazione (seppur in veste informale) c’è Francesco Sfrecola, avvocato ex presidente del club stimato da tutti in città. Il tempo però stringe: la proprietà attuale non garantisce più alcuna risorsa, tanto meno l’iscrizione al prossimo campionato. La procura ha durata di sei mesi, se entro giugno non verrà trovato un nuovo proprietario il club scomparirà.

E intanto il campionato prosegue. Senza certezze, perché dalla prossima settimana i giocatori dovranno pagarsi vitto, alloggio e trasferte: c’è pure l’ipotesi della messa in mora, ma al momento i giocatori non sembrano intenzionati ad adire le vie legali. È pronta anche una colletta dei tifosi per aiutarli a finire la stagione.

La storia dei biancorossi pugliesi ricorda molto da vicino il miracolo dei loro cugini maggiori: l’anno scorso il Bari in Serie B aveva fatto notizia per la clamorosa rimonta culminata nei playoff, proprio mentre la squadra era a un passo della bancarotta. Anche il Barletta, nonostante le difficoltà societarie, vince e sorprende in Lega Pro. Da quando sono cominciati i travagli economici la squadra in campo praticamente non ha mai perso: con la vittoria contro il Savoia i risultati utili consecutivi sono addirittura undici. Peccato che ancora una volta le vicende extra-calcistiche condizionino la classifica: con i sei punti di penalizzazione totali i biancorossi precipiteranno in zona retrocessione. E domenica la sfida contro la Lupa Roma diventa fondamentale per la salvezza. Perché la sopravvivenza della squadra passa dal campo. Sperando che alla porta del capoultrà bussi un nuovo proprietario, prima che sia troppo tardi.

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