Lo scopo è quello di sviluppare inchieste giornalistiche sui grandi traffici illeciti. Il mezzo è una piattaforma di data journalism che aiuti anche a raccogliere segnalazioni e documenti in maniera sicura e anonima. Questo è ToxicLeaks, sito di notizie e inchieste che permette di effettuare denunce, rivelare informazioni e caricare documenti in maniera strettamente riservata e mantenendo nascosta la propria identità, sviluppato da Andrea Palladino e Andrea Tornago, giornalisti freelance e collaboratori de ilfattoquotidiano.it. Il sistema utilizzato è quello di Secure Drop, un software open source “creato originariamente da Aaron Swartz e sviluppato dalla Freedom of The Press Foundation, organizzazione dedicata al supporto e alla difesa del giornalismo d’inchiesta”, utilizzato anche da autorevoli testate internazionali, autrici di inchieste di successo, come The Guardian, Washington Post e The New Yorker per ricevere informazioni anonime dalle fonti.

ToxicLeaks, come iniziativa di raccolta di inchieste giornalistiche, è online da circa un anno, mentre la piattaforma per ricevere informazioni in maniera sicura è in rete da pochi giorni. “La novità è proprio nella garanzia della protezione delle fonti. Questo sforzo nasce dalla coscienza di quanto sia importante la loro tutela in ambito giornalistico, soprattutto con la diffusione dei sistemi tecnologici, e dalla consapevolezza che questo sia uno degli obblighi deontologici dei giornalisti”, spiega Palladino.

Ma come funziona? Il sistema di whistleblowing “è basato su un’interfaccia web che funziona esclusivamente sulla rete Tor, che garantisce di navigare in maniera anonima – specifica il giornalista -. La fonte può scaricare il browser e con questo raggiungere un indirizzo specifico. Questo mezzo garantisce all’utente di non essere tracciato e di mantenere la anonima la propria identità, oltre che la riservatezza dei materiali caricati. Oltretutto è presente un sistema che permette alla fonte di poter leggere le risposte della redazione in maniera sicura. Tutte le informazioni sono criptate e possono essere lette solo su computer dedicati scollegati da Internet”. Una tipo di tecnologia che si è sviluppata in ambito anglosassone e che ha portato a sviluppare sistemi che permettessero una corrispondenza protetta tra fonti, redazioni e giornalisti.

“Al momento stiamo indagando su diversi temi – racconta Palladino – Abbiamo lavorato su un reportage che è stato pubblicato da Le Monde sul traffico dei migranti e stiamo continuando su questa strada. Ci stiamo inoltre concentrando su alcuni casi di cronaca legati alla storia italiana, come quello di Ilaria Alpi, anche in seguito alla desecretazione, seppure parziale, di alcuni documenti della vicenda. E poi in generale la nostra attenzione è sempre rivolta ai grandi network che si occupano di traffici nel Mediterraneo, oltre a tutto ciò che coinvolge i reati ambientali, le eco mafie e le reti di gestione dei traffici di rifiuti e di armi”.

ToxicLeaks ospita anche una sezione dedicata alla “geografia dei veleni”, riservata a mappe tematiche interattive che mostrano sia territori particolarmente inquinati, i Siti di interesse nazionale (Sin), “al momento è l’unica mappa ufficiale delle zone contaminate in Italia”, sia una mappa delle “navi dei veleni”.