Due decenni di problemi irrisolti si sono accumulati sotto i tappeti della Regione Veneto e oggi quei tappeti non tengono più la polvere. Prima o dopo doveva succedere e lo scandalo Mose ha alzato il coperchio di un vero e proprio vaso di Pandora del malgoverno veneto. Nel giro di pochi mesi abbiamo visto arrestare un ex-governatore (di cui l’attuale è stato vicepresidente), un assessore e diversi dirigenti delle istituzioni venete. Altre indagini porteranno ad altri arresti, su opere su cui avevo denunciato sospetti molto tempo fa, inascoltata in Consiglio regionale.

La maggioranza di centrodestra però sembra sorda a tutto questo e va avanti come nulla fosse. Ci troviamo così oggi nella situazione in cui una consigliera decaduta rimane tranquillamente in Giunta regionale come assessore e persone indagate o rinviate a giudizio vengono poste alla dirigenza di uffici fondamentali, tra cui l’Anticorruzione. Di fronte a chi prova a far notare queste “incoerenze” da parte del Presidente-Doge, la risposta è sempre la stessa e chiama in causa fantomatici nemici del Veneto, il governo di Roma, gli immigrati, l’Europa e altri ancora.

Tutto però crolla come un castello di carte e a farne le spese sono i cittadini veneti che a cinque anni dall’elezione di Luca Zaia si ritrovano in mano solo una retorica ridondate che tenta di coprire il non fatto. Il caso eclatante e finale è quello di Refrontolo. Tutti ricordiamo la tragedia che uccise quattro persone al Molinetto e i successivi roboanti titoli di giornale con cui il Doge manifestava la propria solidarietà e chiedeva al governo italiano di imporre lo stato d’emergenza. La richiesta è infine arrivata anche in via ufficiale, il 5 febbraio, sei mesi dopo quel terribile agosto, alla faccia dell’emergenza! A causa di questo ritardo i cittadini colpiti da quelle calamità rischiano di non vedere un euro. C’è una circolare del 2012 che spiega bene i passaggi per avere lo stato d’emergenza e pone la rapidità come un fattore chiave per ottenerlo. La Puglia, dopo gli eventi che hanno colpito il Gargano ad ottobre, chiese lo stato d’emergenza sei giorni dopo, inviando la scheda tecnica dopo altri sette giorni. Nel Gargano sono andati dieci milioni per i danni, in Veneto zero, perché la richiesta non è mai arrivata.

Ma Zaia, richiamato dai cittadini e dai sindaci sui danni non liquidati, dava la colpa a Roma ben sapendo che lì nulla era mai pervenuto, come riferitomi direttamente in una mail del 9 febbraio dal prefetto Franco Gabrielli, dispiaciuto per la situazione creatasi pur non avendo colpe.

La colpa? La colpa è sempre di Roma, della burocrazia, delle Asl, dei Consorzi, di tutti fuorché di chi governa la Regione. Da “prima il Veneto” lo slogan 2015 potrebbe diventare “Non sono stato io”. A margine, proprio sullo sfondo, le sofferenze di migliaia di veneti. Oggi il tema è discutere se ci sarà una lista Tosi opposta a Zaia, se andare o meno con Forza Italia, cercare di evitare che fuoriesca che, abbandonata a se stessa, la maggioranza in Veneto è devastata dalle lotte intestine… c’è la campagna elettorale! E Refrontolo? Può aspettare… ancora!