“Abbiamo perso il primo tempo. Ma le partite durano novanta minuti, a volte si vincono anche ai supplementari“. La guerra in Lega Pro non si è conclusa con l’assemblea di lunedì: la linea Macalli-Lotito ha segnato un punto a suo favore, ma i “dissidenti” non hanno intenzione di mollare. All’orizzonte si profilano altri appuntamenti decisivi, in cui il banco potrebbe ancora saltare: su tutti, la possibile convocazione di un’assemblea per discutere la sfiducia all’attuale dirigenza. Mentre parallelamente si lavora per spostare la questione anche ai piani alti della Figc.

L’esito dell’assemblea (formalmente la prosecuzione di quella interrotta lo scorso dicembre dopo la bocciatura del bilancio 2014), non è stato proprio quello che si attendeva la fazione guidata da Gabriele Gravina e Francesco Ghirelli. Qualcuno ha cambiato idea all’ultimo momento, all’appello sono mancate almeno 7-8 società che hanno permesso di evitare la sospensione dell’incontro. E col senno di poi la scelta di abbandonare la riunione non si è rivelata vincente, dal momento che ha permesso alla dirigenza di eleggere un suo consigliere. Ma adesso lo scontro muro contro muro prosegue. Già mercoledì l’ex direttore generale Ghirelli sarà davanti al giudice del lavoro di Firenze per discutere la sua causa di reintegro. Dovesse vincere, Macalli si ritroverebbe il “nemico in casa”. Mentre giovedì verrà ascoltato dalla Procura federale sul dossier da lui redatto sulla governance della Lega, su cui Stefano Palazzi ha già aperto un fascicolo.

La Figc è stata chiamata in causa da questa relazione, nonché dalle interrogazioni parlamentari a firma Pd che puntano ad innescare un procedimento disciplinare nei confronti di Lotito dopo la telefonata con Pino Iodice. Ma anche in Federcalcio qualcosa si sta muovendo per frenare l’attivismo di Lotito: in particolare Andrea Abodi, presidente della Serie B che in estate aveva contribuito all’elezione di Tavecchio, sembra aver preso posizione in maniera decisa contro il presidente della Lazio. La settimana prossima dovrebbe riunirsi il consiglio federale e – chissà – potrebbe essere messa in discussione anche la sua “pesante” delega alle riforme.

La vera battaglia, però, è in Lega Pro, sulla possibile mozione di sfiducia nei confronti di Mario Macalli. L’incontro di lunedì è servito soprattutto per presentare una richiesta (l’ennesima) di convocazione di una nuova assemblea con all’ordine del giorno la posizione dell’attuale dirigenza. Macalli fin qui ha fatto orecchie da mercante e tutt’ora non si sbilancia: un consiglio direttivo verrà convocato entro fine mese per discutere la questione. Intanto il suo pool di legali valuta (cerca?) profili di illegittimità per respingere la richiesta. Il capo della Lega Pro potrebbe addirittura passare al contrattacco, denunciando (per tramite di qualche società amica) i club che hanno bocciato il bilancio 2014 senza fornire le motivazioni. Ma anche i dissidenti sono pronti allo scontro: “Se le regole continueranno ad essere inapplicate ricorreremo in sede civile”. È qui che si gioca tutto. Perché la caduta di Macalli avrebbe inevitabili ripercussioni anche sulla Figc: sulla maggioranza di Tavecchio, per cui i voti dei consiglieri della Lega Pro sono preziosi, e quindi anche su Lotito. E poi, mentre lunedì in assemblea si è votato per chiamata nominale, su mozioni di sfiducia personali il voto è a scrutinio segreto. “E nel segreto dell’urna i nostri 27 voti raggiungerebbero facilmente la maggioranza”, scommettono i dissidenti.

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