Non sembra placarsi la tensione in Ucraina dopo la tregua entrata in vigore dalla mezzanotte del 14 febbraio. Governativi e separatisti si accusano infatti a vicenda di averla violata nei punti più caldi del Paese. Il capo della polizia regionale di Donetsk, Viaceslav Abroskin, ha accusato i filorussi di aver ripreso “gli attacchi di artiglieria” su Debaltseve, l’importante snodo ferroviario dove i ribelli circondano migliaia di soldati ucraini: “Un proiettile ha colpito una caserma della polizia alle 8 del mattino – ha scritto su Facebook – l’edificio è stato distrutto ma  non ci sono morti o feriti tra gli agenti”.

Debaltseve non rientra tra gli accordi di Minsk, quindi continueremo a combattervi”, aveva annunciato il responsabile dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk Alexander Zakharchenko. E proprio la situazione nello snodo ferroviario è stata definita una “fonte di preoccupazione” dal portavoce di Angela Merkel. La cancelliera, che, insieme a Petro Poroshenko, Vladimir Putin e Francois Hollande, ha preso parte ai negoziati di Minsk, ha ammesso: “Il cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina è fragile e non c’è nessuna garanzia che funzionerà”.

“La condizione necessaria per il ritiro delle armi pesanti – ha affermato il portavoce militare di Kiev, Andriy Lysenko – è il rispetto del punto numero uno degli accordi di Minsk: il cessate il fuoco. Centododici attacchi non indicano una tregua. Cinque soldati dell’esercito governativo – ha aggiunto – sono stati uccisi dall’inizio della tregua, mentre altri 25 sono rimasti feriti”.

Le accuse di violazione del cessate il fuoco, però, piovono anche dall’altra parte: il portavoce militare dei separatisti, Eduard Basurin, ha detto in una conferenza stampa che il governo di Kiev ha lanciato un attacco di artiglieria a Horlivka, una cittadina sotto controllo ribelle. Inoltre, i soldati governativi avrebbero bombardato l’aeroporto di Donetsk, anch’esso controllato dai filorussi, proprio mentre Basurin si trovava lì con dei reporter. I separatisti si sono detti “pronti a ritirare le loro armi pesanti dalla linea del fronte quando lo farà anche l’esercito di Kiev, come stabilito dall’accordo di Minsk”. Lo ha affermato il leader filorusso Denis Pushilin: “La Repubblica Popolare di Donetsk – ha affermato è pronta soltanto a un ritiro reciproco di equipaggiamenti”.

Per l’Unione europea, però, “la tregua sta tenendo, nonostante un certo numero di incidenti“. Lo ha detto Maja Kocijancic, portavoce di Federica Mogherini,  che, in base ai rapporti di “osservatori sul campo”, ha aggiunto: “È imperativo che gli accordi di Minsk siano messi in atto in pieno e per il cessate il fuoco. Questo significa che ogni scambio di colpi si deve fermare”. La portavoce della politica estera di Bruxelles ha inoltre ricordato che “continua il lavoro preparatorio su ulteriori sanzioni che possono essere aggiustate in modo positivo o negativo”, a seconda degli sviluppi.