Nel governo di Alexis Tsipras non ci sono ministre, con buona pace dei sostenitori delle quote rose, ma il braccio destro del premier greco, e esponente di spicco di Syriza, è una donna. Si chiama Rena Dourou, ha 40 anni, un curriculum denso di esperienze internazionali e di studi di alto livello, compreso un Master in Scienze Politiche alla Essex University, arrivato dopo la laurea ad Atene. La fiamma della passione politica arde in lei da tempo, da quando cominciò partecipare al forum sociale greco e seguì i movimenti contro la globalizzazione neoliberista.

L’animo pasionario della Dourou non ha mai messo in secondo piano la sua eleganza e la sua femminilità. Nel febbraio del 2014 il The Guardian la intervistò definendola “l’astro nascente della politica greca”, lei rispose spiegando come si può essere serenamente “bionde, impegnate e competenti in materie come le relazioni internazionali o la difesa militare”, senza cadere in rivendicazioni da “lady like”. Al quotidiano britannico raccontò della difficoltà nel fare politica nella Grecia del disastro e di come la sua infanzia senza vizi e fronzoli l’avesse formata.

“Sono figlia di un poliziotto – ha ricordato- e sono vissuta in un ambiente dove di certo non si leggevano Freud o Lacan, ma c’era comunque una grande ricchezza morale. Sono cresciuta libera, femminista e con tanti valori. I miei erano conservatori, votavano a destra, ma quando ho detto loro che io, invece, mi sentivo a sinistra erano contenti, perché credono nella democrazia”. “È innegabile che le donne in politica facciano ancor più fatica – aveva sottolineato- sembra che siano costrette sempre a scegliere tra maternità e impegno nel pubblico, tra forma e contenuto, tra dolcezza e durezza. Temo che l’ascesa di Alba Dorata e dei movimenti di estrema destra possa rendere tutto ancora più difficile. Le idee e le visioni che arrivano da quelle coalizioni non giocano certo a nostro favore”. La Dorou parlava con cognizione di causa. Nel 2012 era stata aggredita dal deputato Ilias Kasidiaris, portavoce del partito neonazista, che, durante un talk show in diretta sul canale tv Ant1, si era scagliato su di lei e sulla deputata comunista Liana Kanelli.

Kasidiaris aveva dato in escandescenza dopo che Rena Dourou gli aveva ricordato di essere stato imputato, e poi assolto, in un processo per favoreggiamento di rapina a mano armata. L’esponente di Alba Dorata le aveva anche tirato in faccia un bicchiere d’acqua, ma lei era rimasta impassibile. “La gente si stupisce di quanto sia calma – disse- Ma io sono sempre stata così. Non riesco nemmeno a ricordare quando è stata l’ultima volta in cui ho pianto. La calma è una dota fondamentale per fare politica”.

Oggi Rena è governatrice dell’Attica, una delle regioni più importanti della Grecia e primo feudo che Syriza ha strappato alla destra. Si è insediata lo scorso maggio, battendo per un soffio il presidente uscente Ioannis Sgouros, sostenuto dalla coalizione di centrosinistra. In poco tempo ha rivoluzionato lo scenario locale: prima facendo pressioni sulla Dei, la società pubblica di elettricità, che grazie a lei è tornata a fornire la luce a molti utenti, poi cancellando le gare per la gestione dei rifiuti regionali, che erano tutte in mano alla potentissima famiglia dei Babolas, magnati locali, e non in linea con le direttive europee. Ha anche innalzato il budget per il welfare sociale da 1,3 milioni di euro a 19 milioni.
Dopo la vittoria dello scorso 25 gennaio, la Dourou è al fianco di Alexis Tsipras nella lotta contro l’austerity e nella rinegoziazione del debito greco. La bionda deputata di Syriza ha paragonato la situazione attuale della Grecia a quella della Germania del 1953: “In quel momento – ha spiegato- le principali nazioni europee, Grecia inclusa, decisero di cancellare una buona parte del debito tedesco e di organizzare i pagamenti della restante sulla base del tasso di crescita dell’economia. L’ultimo pagamento avvenne nel 2010. Il 25 gennaio i greci hanno parlato e rifiutato le misure di austerità. Quello che oggi succede da noi, domani si potrebbe ripetere in Europa”.