Zero medaglie, un sesto posto come miglior risultato, praticamente mai in corsa per il podio. I mondiali di sci 2015 di Vail e Beaver Creek sono un autentico disastro per l’Italia e per le sue stelle: da Dominik Paris a Stefano Gross, passando per Christof Innerhofer, tutti i campioni azzurri hanno toppato la gara più importante della stagione. Da oltre 15 anni l’Italia non tornava a mani vuote da una rassegna iridata: era il 1999, anche allora i mondiali si svolgevano a Vail. Ma per il presidente della Federazione Italiana Sport Invernali, Flavio Roda, “questo risultato non rispecchia lo stato del movimento, non siamo all’anno zero”.

Alla vigilia la nazionale si era presentata in Usa con indicazioni contrastanti. Da una parte i 13 podi di Coppa del Mondo e il secondo posto assoluto nella classifica per nazioni, grazie alle vittorie di Paris, Gross e Fanchini. Dall’altra i timori per una squadra dall’età media elevata, per un ricambio generazionale che procede un po’ a rilento (specie fra gli uomini). È andata male. Anzi, peggio delle più cupe aspettative. Alla fine il miglior azzurro è Roberto Nani, sesto nel gigante maschile, dopo essere stato anche secondo al termine della prima manche. Classe ’88, ancora senza grandi risultati a livello internazionale, Nani ha fatto vedere di potersela giocare con i big. Il suo è stato un gran mondiale; ben più deludente, invece, la prestazione dei leader del gruppo.

Da Dominik Paris, secondo nella classifica stagionale di discesa libera, ci si attendeva almeno una medaglia: ha chiuso 14esimo in Super-G e addirittura 23esimo in discesa, senza trovare mai il feeling con la pista. Innerhofer, l’uomo dei grandi appuntamenti, non pervenuto; Gross, tra i favoriti dello slalom, ha sbagliato la prima manche ed è uscito nella seconda nel tentativo di rimontare. Un’ecatombe, insomma. Meglio le donne, che partivano con meno aspettative. La migliore è la veterana Daniela Merighetti, ottava in discesa. Ma le indicazioni più confortanti arrivano da Marta Bassino, fuori nella seconda manche del gigante femminile, ma ottava al termine della prima frazione. A soli 18 anni la baby di Borgo San Dalmazzo ha dimostrato di essere davvero una grande speranza per il futuro neanche troppo lontano dello sci azzurro. Intanto, però, il bilancio presente è fallimentare.

“Nessuno nasconde la delusione per un risultato non all’altezza”, afferma a ilfattoquotidiano.it il numero uno della Fisi. Difficile trovarne le cause. “Abbiamo un gruppo profondo, paghiamo il fatto di non avere molte punte in grado di andare a podio. E sulla gara secca del Mondiale non sempre vince il migliore”, spiega Roda. Il resto, probabilmente, lo ha fatto la neve americana, troppo friabile per gli azzurri che preferiscono superfici più dure e negli Usa non hanno mai avuto grande tradizione. Negli ultimi trent’anni solo in altre tre occasioni l’Italia aveva chiuso a zero nel medagliere: oltre a Morioka ’93, sempre a Vail nell’89 e nel ’99, e adesso di nuovo nel 2015. La maledizione di Vail, insomma, ha colpito ancora. Ma prendersela solo con la cabala sarebbe un errore. E il presidente Roda promette di non farlo: “Ci fermeremo per capire dove abbiamo sbagliato, ma ci vuole equilibrio anche nelle valutazioni. Non tutto è da buttare”.

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