Confesso di non avere visto il festival. Non per mancanza di interesse ma perché la prima sera ero raffreddato e avevo un gran mal di testa e le altre impegni precedenti. Ho però letto vari commenti sulle pagine  dei giornali.

Quando ero bambino ricordo con piacere le canzoni e il festival. Erano un momento di svago e gioia. Un poco come il carnevale, le cui date si sovrappongono, nella fase centrale dell’inverno il festival rappresentava l’idea che il periodo più cupo stava finendo e che, fischiettando una canzone, ci avvicinavamo alla primavera. Le canzoni parlano d’amore,  si interfacciano con S. Valentino, la festa degli innamorati, e simbolicamente promettono la rinascita, dopo l’autunno e l’inverno, con l’idea della gioia e della prosperità.

Quando ero ragazzo Sanremo subì una grande contestazione ideologica. Era il simbolo del vecchio, la società borghese, gli interessi commerciali. Occorreva andare oltre; le canzonette frivole e poco impegnate dovevano lasciare il posto a nuovi eventi che permettessero al popolo di progredire e riflettere.

Negli anni della mia maturità fra le persone che frequentavo nell’Università e in ospedale vigeva una sorta di doppio approccio. Presumibilmente quasi tutti guardavamo Sanremo, nei mesi successivi ascoltavamo e imparavamo a memoria le melodie ma ufficialmente, per un malcelato “senso di superiorità”, facevamo finta di non saperne nulla. Accadeva come in politica dove nessuno esprimeva l’idea di votare per certi partiti ma poi nelle urne emergeva che quelle stesse compagini facevano il pieno di voti.

Negli anni delle televisioni commerciali Sanremo, man mano, si è di nuovo imposto come evento rappresentativo della così detta “cultura popolare”. Se qualche cambiamento sociale stava maturando nel corpo collettivo della popolazione durante il festival veniva rappresentato in modo plateale dimostrando, visivamente, che un cambiamento era avvenuto. Possiamo ricordare  lo sdoganamento di una nuova morale sessuale e familiare, della diversità sessuale e di genere.

Negli anni attuali, in cui mi avvicino ad essere anziano, mi pare che tutti i significati fino ad ora elencati permangano e si riassumano  in questo evento che segna simbolicamente l’inizio culturale di un nuovo anno. Si aggiunge un fortissimo elemento consumistico. “Consumo ergo sum” potrebbe essere lo slogan delle odierne edizioni in cui tutto l’enorme apparato mediatico è al servizio della pubblicità. Mentre trenta anni orsono la pubblicità interrompeva il festival ora possiamo affermare che tutto il festival è pubblicità. Non si tratta solo di pubblicità di prodotti commerciali, quelli degli spot, ma anche di uno stile di vita, rappresentato dall’abbigliamento, dai comportamenti dei protagonisti e di un modo di pensare e di intendere il mondo. Lo stile di vita adolescenziale che ora viene sdoganato durante questa kermesse ha preso piede nella nostra società. Un tempo l’adolescenza era un’età di mezzo caratterizzata da incertezze e turbamenti tipica del periodo fra i 14 e i 20 anni Ora uno stile di vita adolescenziale viene propagandato come adatto a tutte le età. Vediamo stuoli di cinquantenni che si atteggiano a giovani adolescenti nei comportamenti e nei consumi. Proprio i consumi sono l’elemento principale in quanto i pubblicitari hanno da tempo capito che gli adolescenti sono i migliori acquirenti. Lo stato di insoddisfazione e incertezza tipico dell’adolescenza porta a ricercare qualcosa che ti offra un senso di appartenenza. L’auto, il telefonino, il vestito, sono lì pronti ad offrire un ancoraggio all’adolescente in crisi. Visto che, però, l’adolescenza inevitabilmente passa si è cercato di prolungarla artificialmente prima sdoganando comportamenti adolescenziali nei trentenni fino ad arrivare ad ora in cui anche a cinquanta e sessanta è lecito atteggiarsi ad eterno adolescente.

Il festival di Sanremo ha il grande pregio di racchiudere in sé i cambiamenti sociali che maggiormente caratterizzano la nostra epoca. Vale la pena assistere per capire dove siamo arrivati e quali sono le principali tendenze. Lo svago offerto dalle canzoni ci permette di sentire  in anticipo il profumo della primavera.