Tra Le Lettere di John Cheever, l’ultimo romanzo di Umberto Eco e quello di Marco Presta, nella foto della lista della spesa in libreria del premier Matteo Renzi è sbucato un intruso. Quel La politica nell’era dello storytelling, scritto dal francese Christian Salmon (Fazi Editore), uscito pochi mesi fa in Italia, che nella prefazione all’edizione italiana pone subito dimensioni e termini della presenza del premier fiorentino nel libro: “il lettore italiano vi riconoscerà senza difficoltà alcuni recenti episodi della vita politica del Bel Paese, con quell’eroe della commedia mediatica che è Matteo Renzi”.

Ironico, preciso e potente, lo stile analitico dell’autore francese, che dal 1993 al 2005 ha fondato e animato il “parlamento degli scrittori”, che ha compreso – tra gli altri – Jacques Derrida, Salman Rushdie e Pierre Bourdieu, si era già potuto notare nel precedente best seller sociopolitico Storytelling – La fabbrica delle storie (Fazi, 2008). Nel saggio divenuto subito un classico della comunicazione, e tradotto in 7 lingue, viene dimostrato un assunto: esiste una nuova generazione di uomini di Stato che, a prescindere dal partito di appartenenza, sono “prodotti politici dotati di una forte identità di marca e raccontano una storia in grado di nutrire la famelica agenda dei media”.

In pratica Salmon mette insieme Clinton, Blair, Berlusconi, Sarkozy, Obama, e in coda Manuel Valls e Matteo Renzi, in un unico contenitore, quello dove la sostanza del messaggio politico è stata sostituita dall’arte di narrare un racconto all’interno di un processo di autodivoramento dell’homo politicus: “Al cuore di questa decostruzione della funzione politiclasca vi è una doppia rivoluzione. La sovranità degli Stati è stata poco a poco svuotata dal suo contenuto dalla rivoluzione neoliberista e dalla rivoluzione tecnologica dei mezzi di telecomunicazione, che ha sostituito al rituale e al protocollo delle apparizioni del sovrano la telerealtà del potere”, spiega Salmon nelle pagine introduttive del libro acquistato da Renzi. E ancora: “L’uomo politico appare sempre meno come una figura dotata di autorità, bensì come un oggetto da consumare; non tanto come un’istanza produttrice di norme, quanto un sottoprodotto della cultura di massa, un artefatto a immagine e somiglianza di chissà quale personaggio uscito da una serie o da un quiz televisivo”.

Difficile che al premier italiano una lettura del genere possa generare lo stesso piacere delle mirabili pagine dei romanzi finiti nella foto di Instagram con Presta, Eco o Fabio Genovesi (Chi mangia le onde), soprattutto in passaggi come questo: “Lo storytelling dei politici e la sua compulsiva decrittazione (…) sono diventate le due mammelle di una democrazia stregata che ha sostituito il racconto all’azione, la distrazione alla deliberazione, la stagecraft (l’arte della messa in scena) alla statecraft (l’arte di governare)”. “In dieci mesi, il Rottamatore non ha demolito grandi cose del sistema di potere e di corruzione che ha tanto fustigato durante la sua marcia verso il potere”, ha spiegato Salmon il 21 dicembre 2014 sul sito www.glistatigenerali.com. “Al contrario, è divenuto il difensore dei valori dominanti che, dal Nord al Sud dell’Europa, si appellano alla stessa politica di austerità, alle stesse riforme strutturali che consistono nello smantellamento finale dei pochi resti dello Stato assistenziale. Pretendeva di demolire la vecchia sinistra, Renzi è invece diventato l’interprete della vecchia destra neo-liberale, quella di Reagan e della Thatcher”. “Mi fa piacere che Renzi legga il mio libro”, ha riaffermato al fattoquotidiano.it lo scrittore che era già intervenuto sull’edizione cartacea del Corriere della Sera sostenendo che “oggi non si può far credere che, per cambiare, basta cambiare racconto. Un grande racconto politico in Italia dovrebbe affrontare le cause profonde del discredito della vecchia politica: ritrovare le basi della sovranità, una politica di riduzione delle ineguaglianze, transizione energetica”.